Apnea

Ora, io a questo blogghetto ci sono anche affezionata. Mi dispiace questo posta e fuggi, non ce la faccio neanche più a rispondere ai commenti. Approfitto di questa mezz’ora di pausa, prima di rimettermi al lavoro, rialzo un attimo la testa e mi chiedo com’è che quest’anno sta andando così. Che siamo già a marzo e non sono riuscita mai ad andare al cinema neanche mezza volta. Ah, già, ecco. Quest’anno ho una classe in più, per esempio.

Tutti mi dicevano, quando aspettavo il terzo figlio, che ormai, che vuoi che sia. Due, tre… Posso rispondere in modo sgarbato e scomposto? Ma no, dai. Vabbe’: è una colossale stronzata. Ché un figlio non è una porzione in più di pasta a tavola, o altri sette calzini nella lavatrice. Rigorosamente dispari.  Un figlio è una persona che vuole essere ascoltata, coccolata, che ti ritrovi davanti all’una di notte perché ancora non arriva a prendere i bicchieri in cucina. E’ una persona che ti racconta cose, che vuole fare le gare di corsa, che poi gli cambiano il compagno di banco e ti chiede se abbiamo libri di Palazzeschi, se gli senti la proprietà del comporre e gli rileggi il riassunto sugli egizi. Un figlio è perchè i cani ansimano sempre, mamma? Giorno, dopo giorno, dopo giorno.

Una classe è un po’ lo stesso, solo che sono ventisei, ventotto. C’è Gianluca che ha la testa per aria, e la mamma che lo assilla, Sara che marcia come un treno, Marco che non riesce a stare fermo, Anna che svicola, Pietro che sbuffa. Due classi, tre classi, quattro classi. Cinque classi.

Qualcuno dice che tutto il mondo è cambiato, solo la scuola è rimasta immobile e chi oggi entrasse in una scuola non la distinguerebbe da quella che era cent’anni fa. E anche questa, perdono, è davvero una stronzata. Nella scuola è cambiato moltissimo, nel bene e nel male, perfino da quando a scuola ci andavo io – che è molto, ma non ancora cent’anni. Ma è ovvio che siamo in una fase di transizione, verso qualcosa che probabilmente non saremo in grado di controllare perché non stiamo governando questo processo. Lo stiamo solo subendo. Il fatto è che il nostro lavoro sta cambiando in modo radicale, e io non ho neanche il tempo materiale di rifletterci su. Guardo indietro alle ultime due settimane. Ma che diavolo ho fatto? Domenica 20 febbraio.  Sveglia come al solito,  poi ho preparato la verifica di fisica per i piccoli (abbiamo avuto questa bella idea di mettere in bella copia anche le soluzioni di tutti i compiti/esercitazioni/relazioni che diamo perché gli studenti ci possano continuare a lavorare. Bella, sì, ma tanto lavoro). Poi ho corretto il compito di matematica, sempre dei piccoli. Finito all’una  e mezza – di notte, bel modo di cominciare una settimana nuova. Lunedì, cinque ore di lezione e un’ora di buco. Pomeriggio/sera a preparare la verifica per la quarta. Come sopra. Che poi la verifica di recupero vuol dire che per un’ora uno prepara un compito in due versioni per il recupero, e un altro, sempre in due versioni, per quelli che non devono recuperare e neanche possono stare in classe senza fare niente. Sono quaranta, cinquanta esercizi. E così martedì e giovedì e sabato e domenica. Mercoledì invece il corso di informatica. Che non è vero che mancano le possibilità di aggiornarsi, se uno cerca ce ne sono a iosa, e anche roba interessante. Certo, si tratta di mettersi lì e investirci tempo ed energie. Venerdì lunga tornata di consigli di classe. E questa settimana uguale, e alla fine grazie ai recuperi in queste due settimane ho accumulato circa duecentottanta compiti da correggere. Rapidamente. Mi sento male al solo pensiero.

E meno male che nel frattempo per qualche giorno è morto il sito della scuola, così ho potuto evitare di controllare se i ragazzi stavano facendo i compiti on line, e mi sono risparmiata la correzione dei lavori di gruppo. Perchè lavorare con una classe virtuale è divertente, e i virgulti apprezzano assai, ma è una roba succhiatempo come poche altre.

Poi, come il cielo vorrà, anche questo periodo finirà. E ricomincerò a fare lezione, a preparare gli esercizietti da fare col compiuter che piacciono tanto a grandi e piccini, e i wiki, e magari potrò anche cominciare a parlare di raggi cosmici con quelli un po’ più grandi, o preparare le squadre per un’altra roba che volevo fare con quelli di mezzo. Perché gli studenti sono un po’ come i figli anche in questo, ti fanno mille domande e se lasci la porta aperta entrano e mettono tutto in disordine. Bello, uno pensa, la vita è questa. Sì però la mia, di vita, dove sta?

Per fortuna, i bambini per ora non sembrano dare segni di squilibrio. E il marito è un valido aiuto. Ha smontato l’albero di Natale. Gli capita di andare a fare la spesa, compra dozzine di bottiglie di passata di pomodoro – che poi lascia in macchina, ma fa niente – e ne approfitta per tornare con rotoli di filo di rame (e pinze che regala ai figli, che le usano per fare enormi buchi nella tenda della doccia, ma anche questo fa niente) e altre cose utili. Basta dirgli sai, si potrebbe tentare questo esperimentino, e si mette in moto. E se abbiamo un esperimentino in ballo, mi risponde perfino al telefono.

– Ciao! Disturbo?

– Be’, insomma, ho parecchio da fare…è importante?

– No, ti volevo solo dire che ha funzionato!

– Wow!

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25 risposte a Apnea

  1. Anonimo SQ ha detto:

    LGO, son periodi che capitano, specie fino a quando i figli son + piccoli, poi via via passano.

    Io ho passato periodi da incubo come i tuoi, nei quali mi sembrava di essere il personaggio di Jeff Goldblum in “Tutto in una notte”, prendevo carne da tutti, per prima al lavoro e poi a scendere fino ai bimbi, e dovevo essere in tre posti contemporaneamente, e preparare le lezioni fino alle 2 di notte, e poi alle 3 e mezza il piccolo si svegliava etc etc etc.
    Posso dirti : adesso, 10-15 anni dopo, ne ho quasi nostalgia, anche se al giorno d’oggi morirei di infarto prima di mercoledì, a rifare certe settimane di allora.

    Coraggio, ce la puoi fare, sei una brava ragazza !!!!

    Anonimo SQ

  2. ellegio ha detto:

    Grazie per la ragazza 🙂 che non merito!
    No, non è uno di quei periodi lì, io quelli li ho già passati. Mi sono fatta i miei bravi dieci anni di risvegli notturni, di figli da accudire, e ora marciano da soli. La più grande ha dodici anni e mezzo, il piccolo ne ha sei e mezzo, e dormono, mangiano e si scelgono i vestiti da soli. Bisogna pensare continuamente a loro, ma quella non è fatica fisica.
    Io dicevo la scuola, com’è cambiata. E’ in mezzo al guado, sopravvivono strutture vecchie e vincoli allucinanti (quello del recupero è uno: ma come può essere che per il dieci, quindici per cento di fancazzisti che hai in classe uno si deve sobbarcare tutto questo lavoro extra, mentre loro continuano a non fare un beato nulla?) e però c’è una domanda forte di novità, una richiesta altrettanto forte di uso di nuove tecnologie, nuovi strumenti etc. Il che spesso vuol dire partire da zero e con santa pazienza (e tanto tanto lavoro) preparare materiale, studiare, aggiornarsi etc. etc. Il fatto è che siamo soli, e in classi molto più affollate di dieci anni fa dobbiamo fare il vecchio e il nuovo (con lo stesso stipendio di prima, poi). Non vedo a breve una via d’uscita.

  3. profSil ha detto:

    che bello questo post. Mi sento proprio così, a volte mi sento soccombere. E’ mezzanotte, sono strastanca, ma tutti finalmente dormono e io devo lavorare.

  4. 'povna ha detto:

    Ehi! Ci sono anche io a tenervi compagnia! Anche se domani mi aspetta il lavoro nell’altro mondo (altri corsi, e le tesi, e i seminari, e le tesine, e che fatica due lavori). Hai ragione: anche io quest’anno mi sento così; in mezzo al guado. Che non è vero che non ci sono novità. Ma in mezzo un sacco di cose ostano. E le devi fare tutte (e io con un part-time e le classi mie, e quelle ombra, e i corsi altro-mondo, e le tesi, e i progetti altro mondo con Viola, e la Neverland di settembre ogni tanto mi domanda perché? sempre alle 2 di notte, si intende).
    Però. Due cose: mi incuriosisce Marco: è sempre quel Marco di cui hai già parlato?

    Ma soprattutto: “Che non è vero che mancano le possibilità di aggiornarsi, se uno cerca ce ne sono a iosa, e anche roba interessante. “. Posso abbracciarti?!

  5. ellegio ha detto:

    Marco? Ne ho già parlato, sì. Non mi ricordo se l’avevo chiamato Marco 😉 Comunque, nonostante l’incontinenza fisica, Marco è in un periodo di grazia.
    E sull’aggiornamento, devo dire, io sono anche fortunata. Certe cose me le scelgo, altre, semplicemente, mi capitano. Questa ultima poi è proprio divertente.

    Il guado. Quello che mi preoccupa è che mi manca il tempo materiale per riflettere sulla direzione da prendere. Davvero, io comincio ad avere problemi col sonno (ormai vado a dormire sempre tardissimo e dopo sei ore, quando va bene, sono di nuovo in piedi), negli ultimi due mesi non ho fatto un attimo di pausa, non ho avuto sere libere né domeniche né nulla. Eppure a questi cambiamenti che ci stanno investendo non riesco a dare la forma che voglio, non riesco nemmeno a leggerli, tanto è il peso di tutto quello che, appunto, osta, ma va fatto comunque.

    • 'povna ha detto:

      Avevi chiamato Marco quello con la mamma brava e il sette in condotta, pensavo fosse lo stesso.
      Sul resto, una cosa che io faccio per quanto riguarda i corsi, sia a scuola sia all’università, è il syllabus (quando insegni in un paese anglosassone sei obbligato). Cioè, ogni singolo quadrimestre il piano accurato giorno per giorno di che cosa farai quel giorno (all’università lo consegni anche agli studenti). All’inizio è un delirio, di fatto appena ti abitui è un modo di preparare almeno a grandi linee tutte le tue lezioni all’inizio. E dopo la vita scorre via più veloce e con il tempo più organizzato.

  6. Aliceland ha detto:

    Anch’io in questo periodo mi sento così, e alla fine tagli sulle cose meno fondamentali (tipo il blog), anche perchè io alle 10 di sera crollo… quindi devo concentrare tutte le attività che richiedono sforzo intellettuale durante la giornata.
    Speriamo sia solo un periodo… e intanto il blog è abbandonato sigh!… sul resto per ora tengo

  7. lanoisette ha detto:

    tu trovi corsi interessanti? io… mah… sono studa arcistufa di fare corsi sulle competenze, la valutazione, i DSA, la gestione della classe. Ho voglia di qualche corso di didattica SERIA, in cui mi diano qualcosa di nuovo da dire sui complementi predicativi, il crollo del’Impero Romano e la questione omerica.

    • 'povna ha detto:

      Noise, se vuoi la questione omerica, fai un fischio: Linus è(ra) un omerista, ti posso dare tutto quello che vuoi: da Di Benedetto a Most, in salsa di Cantilena e Ong, con papiri di Ossirinco e cicli come salsa, così, giusto per cominciare…

      • ellegio ha detto:

        I papiri di Ossirinco li voglio anch’io 🙂

        • 'povna ha detto:

          La cosa figa dei papiri di Ossirinco è la storia del loro ritrovamento e poi il fatto che una buona parte (per esempio quasi tutti quelli dell’Ashmolean) sono ancora inventariati sotto la classificazione dei coccodrilli nella cui pancia sono stati ritrovati! (In realtà gli Ossirinco dei coccodrilli sono soprattutto quelli storici, non quelli letterari – però è una storia che tiene sempre ben desta l’attenzione e aiuta a spiegare la fortuità della ricostruzione dei testi antichi!)

          • ellegio ha detto:

            E ci credo che tiene desta l’attenzione! E’ una cosa bellissima 🙂
            Ora ci provo anch’io. Allevo qualche coccodrillo, gli faccio mangiare qualche compito di quelli dei miei di prima e poi tra duemilacinquecento anni o giù di lì torno a vedere cos’è successo. Oppure gli devo far mangiare una pen drive?

      • lanoisette ha detto:

        grazie, lo so.
        la questione è che vorei davvero mettermi seduta in un’aula ad ascoltare qualcuno che ne sa più di me e a prendere appunti come un brava studentessa.

        • 'povna ha detto:

          Hai ragione, però in quel caso secondo me basta andare a seguire qualche buona conferenza universitaria, anche se non è patrocinata sotto la dicitura “corso di aggiornamento”. Tutto sommato se ne trovano abbastanza, tra presentazioni di nuovi libri ed eventi legati a professori in visita, almeno nella mia esperienza.

  8. ellegio ha detto:

    Io ho fatto ultimamente un solo corso sui DSA. Ne ho fatto uno di progettazione di moduli CLIL. Uno per diventare istruttore CISCO. Ne faccio uno tutti gli anni che è una tre giorni di fisica delle alte energie, con seminari sulle ultime novità e lavori di gruppo per produrre roba da rifare in classe. L’anno scorso ho fatto le tre settimane oltr’alpe. Se fossi libera di muovermi di più ce ne sono diversi in giro per l’Europa, ma tu sai quant’è difficile prendersi anche un solo giorno tra ottobre e giugno… Ora sto seguendoun corso assai divertente, e sto imparando un linguaggio di programmazione che non conoscevo. La prossima settimana ne inizia un altro di impostazione un po’ più teorica sugli algoritmi. Insomma, direi che essenzialmente imparo sempre cose nuove 🙂

    • lanoisette ha detto:

      eh, beata te… credo che voi “scientifici” da questo punto di vista siate più fortunati. A noi letterati, invece, propinano sempre queste robe trasversali che sì, va bene… però sono anche un po’ stufa di “trasversare” (come se poi dovessi essere solo io, ad occuparmi di cose “trasverse”). ad esempio, adesso c’è un corso anche piuttosto corposo sulla tutorship, però io non ne ho nessunissima voglia… che mi mandassero di nuovo in un’aula univeristaria a seguire, chessò, un corso di Beccaria!
      io ricordo di essermi persa una meravigliosa tre giorni organizzata dal GISCEL solo perché allora ero supplente e non avevo i 5 giorni di permesso per i corsi.

      • ellegio ha detto:

        E poi mi sa che non è neanche vero che i supplenti non hanno diritto…

      • LaVostraProf ha detto:

        Il corso sulla tutorship è arrivato anche a me, che andassero a cagare. Il corso sulle competenze mi hanno chiesto di tenerlo, e quando li ho mandati a cagare perché dovevo “organizzare degli incontri e dei lavoretti di gruppo per discutere che cosa fossero le competenze”, lo ha preso in mano una mia collega che lo sta tenendo e che, la settimana prima di tutto ciò, è venuta lì a chiedermi che cosa erano, secondo me, le competenze.
        Sul fatto di avere diritto, devo dire che, da Gelmini i n poi, il nostro Capo ha detto: voi chiedete pure, ma io i giorni di permesso per i corsi non ve li posso concedere perché non so chi mandare in classe al posto vostro.

  9. bianconerogrigio ha detto:

    Dai, resisti che siamo già a marzo … 🙂

    • ellegio ha detto:

      Sì, infatti è da ieri che starnutisco come un cavallo 😦

      • Anonimo SQ ha detto:

        Sapessi io: tra giovedì e venerdì ero assolutamente incapace di intendere e volere, talmente ottuso da colamenti/sternuti/bruciori/emicrania e spray/antistaminici/gocce/cortisonici. Purtroppo, l’ho dimostrato anche tra voi, e mi scuso con tutti.

        Speriamo nelle piogge di inizio settimana per avere (veramente) un po’ di respiro !

        Anonimo SQ

  10. 'povna ha detto:

    Anche io ho ricominciato a starnutire (tregua solo sotto i pochi giorni di freddo/neve!). Sui papiri, ricordo la prima volta che me lo raccontò la mia amica L. che studia appunto storia antica: eravamo ad Oxford, davanti all’Ashmolean, ed è stata una delle pochissime volte in tutta la mia vita che mi sono trovata a (quasi) invidiare un classicista!)

  11. LaVostraProf ha detto:

    Che poi, alla fine, volevo dire che in questo post mi ci sono riconosciuta assai, perché ieri pomeriggio (domenica) ho preparato la verifica di geografia normale e due verifiche per i tonti e gli stranieri (cioè, la stessa verifica ma tradotta, con i disegnini, parole semplificate, ecc.). E’ stato divertente e non ho nemmeno preparato la cena.
    Il che significa che, se siamo tutti in questa barca così, c’è qualcosa che non va.

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