Cosa ti costa?

Mi si avvicina durante la mezz’ora libera tra le fine delle lezioni (sei ore di fila in cinque classi diverse) e l’inizio dei consigli di classe (altre cinque ore, questa volta con un buco in mezzo). Mi intercetta quasi davanti alla porta del bagno, meta agognata alla fine della mattinata di cui sopra.

– Permette un minuto?

Si figuri.

Mi spiega che la figlia, ecco, a proposito, come va? Sì lo so che sarei dovuta venire lunedì ma ho sbagliato giorno...Ma no, non c’è problema. E poi le volevo chiedere, sa, un’occasione, ha studiato tanto, ma volevamo portarla sulla neve per qualche giorno, martedì, sì martedì prossimo, allora volevo sapere se lei potesse farle fare il compito di recupero prima. E non lo dice, ma io lo sento lo stesso tanto, cosa le costa?
Niente, solo domenica volevo uscire. Andare a fare una passeggiata, camminare lentamente, giusto il tempo che ci vuole a preparare un compito in più per una brava ragazzina che ha bisogno di staccare un po’. Volevo uscire. No, non lo dico neanch’io. Ma in tutto quel non detto è sfumata la mia settimana di gloria, l’esaltazione per il corso divertente che sto seguendo, la soddisfazione per le molte chiacchiere fuori orario con gli studenti più grandi, l’eccitazione per il progetto fico in cui siamo finalmente riusciti a entrare.

Ed è finita anche la pausa tra le lezioni e i consigli, mi resta giusto il tempo per la pipì.

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5 risposte a Cosa ti costa?

  1. 'povna ha detto:

    Non so la situazione (cioè: magari la ragazzina ha appena avuto la mononucleosi e ha davvero bisogno di allontanarsi dalla città per motivi di convalescenza, o simili). Ma in questi casi la mia risposta è “No. Non mi costa. Costa a lei, a voi. Ed è giusto così. La prossima volta studia”.

  2. lanoisette ha detto:

    ma scusa, il compito di recupero (a meno di tempi tecnici non negoziabili) può anche farlo dopo la settimana bianca, no?

  3. musicamauro ha detto:

    un post dopo l’altro e la location rimane la stessa! 😉
    curioso no?
    buona domenica

  4. ellegio ha detto:

    Sì, il compito lo può fare anche quando torna, non è questo. E’ che mi sembra, nonostante la fatica, che viaggiamo ancora su binari paralleli. Per questi genitori qui io non sto lavorando, io erogo un servizio. Dovevo aggiungere anche che mi ha detto che “le ha messo un professore privato”? Questo avrebbe chiarito il quadro, forse. E perché? E quando? E a fare cosa? Di questo secondo lei non vale la pena parlare, eppure ci sono situazioni in cui “mettere un professore privato” fa un sacco di danni. Niente, lei paga e quindi quello che fa dev’essere giusto.

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