La prima volta

Un ragazzo e una ragazza di 15 anni sono stati sorpresi a fare sesso in un bagno dell’istituto che frequentano, una scuola per ragionieri, a Bassano del Grappa, nel vicentino, ma la punizione misteriosamente è stata diversa: quattro giorni di sospensione per lei, uno per lui. Secondo quanto riportato dai giornali locali, sembra che l’aggravante per la ragazza sia quella di aver varcato la soglia dei bagni maschili, nei quali non poteva entrare.(qui)

Lo ammetto, la prima reazione è stata di pena. Sesso nel cesso, qualunque cosa voglia dire sesso, è davvero triste. A quindici anni ancora di più. A quindici anni hai la pella liscia e i muscoli che scattano, e magari quando lo vedi (la vedi) diventi rosso fino alla radice dei capelli, e poi verde, e non ti controlli. No, voglio dire. I bagni degli studenti, fate mente locale. A quindici anni comunque puoi anche essere altro, eh, mica tutti sono verginelli innocenti. Ok, lasciamo stare, non sappiamo chi erano e le loro storie, e senza saperlo di che stiamo parlando?

Fa discutere la decisione di punirli con la sospensione, e il fatto che la ragazzina abbia avuto una punizione più severa. Ma anche qui, prima di gridare alla discriminazione di genere, bisognerebbe conoscere qualche fatto. Una punizione scolastica è sempre (dovrebbe) un pezzo di un percorso e se vogliamo analizzarlo  dobbiamo conoscerne i dettagli.

Resta il fatto che la cosa nuda e cruda (ci chiudiamo nel cesso e facciamo sesso) non può essere gestita con una pacca sulle spalle e bon. Certo che i ragazzini non hanno posti per coltivare relazioni nell’intimità, ma chiudere un occhio tollerante se ti capita di vedere un mucchietto di vestiti sul pavimento del corridoio, be’, ecco, io non so.

Però non era neanche questo che volevo dire.

Quello che volevo dire è che tutti a dire la scuola qui, la scuola là, e che ci devono essere le competenze, gli psicologi, il team di intervento. Tutte belle cose. Magari vi siete dimenticati che le scuole boccheggiano da anni, che non ci sono i denari per pagare il personale, magari vi siete dimenticati della storia della carta igienica e dei tagli, ma fa niente. No, volevo dire: la scuola sono io.

Ecco, questa cosa già la dissi a quindici anni (quando li avevo io, quindici anni) durante una infuocata assemblea di istituto, diventando rossa come un peperone rosso nello sforzo di vincere la timidezza. E mi costò talmente tanto che la dissi e scappai via, lasciando tutti nel dubbio su cosa diavolo avevo poi in mente.

E così la ripeto. La scuola siamo noi. Ci sono io, che se devo spiegare il teorema di Weierstrass me la cavo, se devo gestire le adolescenze inquiete dei miei studenti un po’ meno. Ci metto tanta  buona volontà, preparo i compiti speciali per Federico che è in ospedale e ci deve restare due settimane, mi fermo ad aspettare il nonno di Maria che mi vuole raccontare quanto è unica la sua unica nipote, cerco di contenere la foga di Marco che nel giro di tre mesi si ritrova più alto di venti centimetri, e urla con tutt’altra voce rispetto a prima. Ci metto tanta buona volontà e spero anche buon senso, ma inutile che stiate lì a dire che la scuola dovrebbe. Dovrebbe cosa? Non fare finta di non sapere. Se vi sta a cuore, guardate che le porte delle scuole sono aperte.

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16 risposte a La prima volta

  1. musicamauro ha detto:

    Fra i progetti previsti dal POF di quell’istituto c’è la realizzazione di un numero speciale del giornalino scolastico dedicato all’educazione all’affettività e alla sessualità. E’ probabile che sia andato a ruba …
    Per come la racconti (e per come è raccontata) non c’è stata flagranza se non agli occhi dell’infame (ma si sarà limitato a raccontarlo ghignando ai compagni, o sarà andato direttamente alla cattedra?), per cui non si sa neppure a che punto fossero, magari erano ad una fase esplorativa!
    In ogni caso, vista l’assurda disparità di trattamento, è innegabile che fra i membri del consiglio di classe di quell’istituto circoli una copia del Malleus maleficarum.
    Comunque c’è la possibilità di fare ricorso.

  2. melchisedec ha detto:

    “La scuola dovrebbe” è il solito mantra che si ripete tutte le volte in cui succede qualcosa di straordinario nelle nostre scuole.
    La scuola istruisce, la scuola educa.
    La lacuna, ammesso che ci sia, è a monte della “scuola dovrebbe”, è accaduto qualcosa prima che la scuola potesse intervenire. E poi su cosa dovrebbe intervenire?
    A quindici anni ci sono i “verginelli”, ma ci sono anche gli esperti del sesso e certo non lo hanno imparato a scuola o in famiglia.
    Trovo disgustoso l’articolo di riferimento.
    E se invece stessero facendo all’amore?
    Il binomio bagno(luogo sporco)-sesso esprime un giudizio moralistico inaccettabile.
    I ragazzi, a mio parere, andavano puniti entrambi allo stesso modo.
    Se fossero stati beccati due ragazzi o due ragazze mentre armeggiavano con i doni di madre natura, quale sarebbe stata la motivazione della punizione? Doppia immoralità? Uno perchè fanno sesso a scuola, due perchè sono dello stesso stesso?
    In tutto questo la figura più odiosa è quella dello spione. Fosse mio alunno…

  3. 'povna ha detto:

    Un sacco di cose, su questo post. Innanzi tutto anche per me – se davvero spione (e non solo leggero) – molta tristezza per il ‘delatore’.
    Per quanto riguarda il resto, che dire? Da un lato hai ragione sulla scuola siamo noi, ovvio. Ma dall’altro mi dico (e so, tutti i giorni) che le porte di molte scuole non sono aperte (anzi: alunni che vogliono studiarvi dentro vengono buttati fuori, o rimandati indietro). Ma forse è meglio così. Perché se davvero fossero aperte, se davvero qualcuno vi entrasse, tutti verrebbero travolti dal silenzio assordante di una classe docente che, al suono della prima campanella, è tutta già scappata a casa.

  4. laGattaGennara ha detto:

    Voi mi fate sempre riflettere mie care e cari colleghi. Siete importanti. Io ho una paio di espisodi nel curriculum di docente inerenti all’argomento che si tratta qui. Ma erano tempi ancora senza la corsa al social network (solo pochi anni fa) e mi chiedo ancora, dopo avere fatto, cosa avrei dovuto fare io, io che ero la scuola.

  5. ildiariodimurasaki ha detto:

    Premetto che non ho nessuna intenzione di informarmi sulla vicenda perché non ho la minima fiducia nei resoconti dei giornali. Però una considerazione mi è sorta spontanea mentre scorrevo mio malgrado una rapidissima sintesi.
    Disparità di trattamento, d’accordo. Però, se due ragazzi etero decidono di dedicarsi a una qualche attività sessuale in un bagno della scuola, ecco, proprio non è possibile che uno dei due non vada in un bagno proibito. Non c’è proprio verso.
    E allora la motivazione è sbagliata, e la sanzione doveva essere parificata. Non è come se uno dei due fosse andato nel bagno sbagliato per molestare qualcuno, è una cosa diversa.
    Ecco, questo probabilmente è un dato oggettivo.

  6. ildiariodimurasaki ha detto:

    Alla fine poi l’articolo me lo sono andato a leggere, e c’è un’altra cosa che mi perplime assai.
    Sul serio, per sospendere qualcuno con una motivazione simile basta una testimonianza di quarta mano? Mi sembra fuori dal mondo e dal codice penale e dalla costituzione.
    Spero che l’articolo sia impreciso – molto, molto impreciso.

  7. 'povna ha detto:

    ps. leggendo il commento di Murasaki (che sottoscrivo) e (ahimé) rileggendo l’articolo, mi viene in mente una cosa. In realtà, per come è raccontata là (dunque sapendo che probabilmente questa non è la realtà), la scuola non doveva punire proprio per niente, perché nessuno ha trovato nessun vestito in corridoio, ma la notizia si sarebbe saputa via FB. E, beh. il wall di FB credo non possa essere considerato prova. Ma – anche se avessi la prova che dicono il vero – sarebbe come se io sospendessi un alunno perché mi manda a cagare su FB. Spiace, ma non si può fare (perché un regolamento scolastico non è legge dello Stato e termina di essere vigente fuori dalle mura scolastiche). Questo ovviamente partendo dal presupposto (che sappiamo fasullo) che l’articolo in questione sia veritiero.

  8. Simo ha detto:

    Sono completamente d’accordo con i commenti di ‘povna e murasaki….
    Da parte mia cercherò di insegnare a mio figlio qualcosa prima che raggiunga i 15 anni;-))).
    Sul “la scuola dovrebbe”: io sono rappresentante di classe (in prima elementare…) e questo motivetto lo sento ripetere dal 90% dei genitori senza che nessuno si ponga il problema di provare a collaborare con gli insegnanti, specie quando viene richiesto in casi di “disagio” dei propri figli…
    La cosa non mi fa ben sperare per i gradi successivi:-))

    Simona

    • ellegio ha detto:

      Io mi chiedo davvero cosa bisognerebbe fare, voglio dire che io proprio non ho chiaro come ci si dovrebbe comportare. E, come immagino sia in casi simili, la cronaca sembra molto lacunosa, ma chi ci dice che la punizione dovesse per forza essere simmetrica? Magari uno dei due non era nuovo a comportamenti *sanzionabili* e questo potrebbe spiegare la differenza.
      Però quello che mi premeva in fondo era proprio sottolineare che dietro i proclami *la scuola dovrebbe* poi ci sone le scuole in carne e ossa, cioè le persone che ci lavorano, le persone che la frequentano, c’è la vita di tutti i giorni. Ci sono anche le norme e i regolamenti. Cavarsela dicendo che gli adolescenti devono avere tempi e spazi per vivere serenamente la loro vita affettiva e anche sessuale, è facile. Siamo d’accordo (e forse non siamo neanche tutti d’accordo, poi). Ma in pratica, che facciamo?

      E, Simo. Io comincio ad avere un pessimo rapporto con molti degli altri genitori dei compagni di classe dei figli. Che reagiscono solo quando bisogna comprare il regalo di Natale alle maestre, peraltro non richiesto e non desiderato, ma quanto al resto sono assolutamente trasparenti.

  9. 'povna ha detto:

    LGO, scusami se ritorno sul concetto, ma mi pare fondamentale. Se le cose stanno come è scritto nell’articolo, e tutto ciò si è saputo da FB, beh, la scuola non doveva proprio sanzionare una beata minchia, giusto per restare in tema. Ripeto, è chiaro che l’articolo molto probabilmente è lacunoso, d’altra parte se discutiamo di questo oggi è perché ne abbiamo notizia dal giornale.
    Quindi, o non ne parliamo proprio (o ne parliamo in un altro momento, proprio per sottolineare che la scuola siamo noi), oppure se ne parliamo ora discutiamo anche di quel poco che sappiamo. Id est che su FB chiunque ha diritto di dire di avere fatto sesso (o che tizio ha fatto sesso) nei bagni della scuola senza provocarne la sospensione. scolastica. Poi magari ci penserà FB a valutare se questo va contro la sua policy (e a sanzionare una sospensione dell’account). E noi potremo parlare di buono o cattivo gusto e provare a parlare con gli alunni. Oppure gli interessati potranno adire a vie legali per eventuale diffamazione. Ma, sic stantibus rebus, per come è raccontata, i protagonisti di questa storia devono sottostare alle regole di FB e a quelle dello Stato italiano. Non al regolamento scolastico, questo mi pare molto chiaro.

    • ellegio ha detto:

      Tu hai ragione, ma io credo che le cose non possano essere andate come dice l’articolo. Non posso credere che abbiamo dato una sospensione in base a informazioni ricava da qualsivoglia wall di fb, dai. D’altra parte, come dice Mauro, si può ricorrere, e non sembra che nessuno abbia fatto ricorso. Se possiamo lasciare da parte il caso di Bassano, di cui nessuno di noi sa nulla di significativo, io vorrei sapere: voi che fareste?

      • bianconerogrigio ha detto:

        Cosa fare? Difficile conoscere le emozioni che vivono gli adolescenti, difficile, anzi impossibile, emettere un verdetto. Io ricordo le mie esperienze e spesso, prima di giudicare, cerco di ritrovare negli angoli più reconditi della memoria cosa ho vissuto io alla loro età … e ti assicuro che non sono orgoglioso di tutto quello che ricordo.

  10. 'povna ha detto:

    LGO, quoto il Grigio. Non c’è in un caso del genere il voi che fareste. Ogni storia è caso a sé. E ogni sfumatura conta. Che è poi il motivo per il quale, nonostante tutto, non possiamo che parlare del dato di cronaca. Consapevoli, come siamo, della sua labilità.

  11. ildiariodimurasaki ha detto:

    Cosa farei quando? Di che stiamo parlando esattamente?
    Dammi una situazione concreta e precisa e due ragazzi veri. Fammi parlare con loro e con i loro insegnanti. Dammi i tempi, i modi e la situazione precisa.
    “Prima i fatti, s’han da conoscere, poi venga anche l’odio, se l’odio è giusto” (cito molto a memoria Clitennestra, non so nemmeno se in Euripide o in Sofocle).
    O magari, più che l’odio, una sana sospensione. Ma sulla base di fatti precisi o almeno ricostruiti con una certa chiarezza.

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