L’accendiamo?

Quella cosa lì innominabile che fanno alla tivù in questi giorni, mica puoi sfuggire, eh?

Ti chiedono se l’hai visto, ieri sera. No, non l’ho visto. Ah, anche a me non piace, ma sai, la sera uno è stanco. E i bambini? Ah, no, non è roba per bambini.

Poi scopri che i bambini, loro, in effetti erano su facebook. Bambini, ragazzini, quella roba lì sui dodici anni, insomma. Condividevano. Questo.

Cioè. Tu Marco te lo ricordi che stava nel passeggino ai giardinetti ed ecco qui come passa le sue serate. Che poi è ancora troppo piccolo per facebook,  no? Ah, ma non è troppo piccolo per la tivù.

C’è stato un gran parlare di mamme blogger a Sanremo, nei giorni passati, ma se ci sono tutte queste mamme ci saranno pure i pargoli, penso io, e mi immedesimo in piacevoli scenette familiari, con fanciulli incuriositi Papà, perché quella signora ha una farfalla sulla patatina? E perchè non si mette le mutande? E l’altra perché ride sempre e basta? Ma anche no. Ma anche l’abitudine di anni che ti fa sembrare tutto normale, familiare. Il bruttastro infagottato e la sventola nuda accanto, il tutto condito di nulla.

Magari questa roba qui serviva, come quando c’è un ascesso e bisogna incidere per drenare il pus. Dopo vent’anni di squallore, non bastano pochi mesi di governo tennico, far finta di abbottonare la giacca e smetterla raccontare barzellette zozze in pubblico. C’era bisogno di qualche bel paio di tette su cui sfogare questi mesi di astinenza, e magari la paura sottile della Grecia vicina.Anzi, della Grecia non ne parliamo per niente, va’.

Ma io non ho voglia di sedermi lì e spiegare ai figli, no grazie. Non è snobismo, non sono un’intellettuale e non ho neanche mezzi, sono una qualsiasi che vale millecinquecento euro al mese. Nulla. Per cui, no, non l’accendiamo. Se posso evitare che crescano assuefatti all’idea che il top, per una donna, sia ridacchiare senza mutande, preferisco. E magari non sarà così, ché mica li tengo rinchiusi al buio, ma perché contribuire?

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17 risposte a L’accendiamo?

  1. Anonimo SQ ha detto:

    Brava, sono d’accordo.
    L’unica cosa da salvare di SR negli ultimi trent’anni è stata “La Valle dei Timbales”. Cercare su youtubbo per credere !!!

    Anonimo SQ

  2. 'povna ha detto:

    Perché esiste. E qualcuno ne parlerà. E sarà meglio allora che ci siano arrivati da casa loro. (E comunque le mutande le aveva). Ciò non toglie che il tutto – che è la vera pecca di un varietà che non varia e non intrattiene, come da definizione dovrebbe – sia stato di una noia mortale.

  3. ellegio ha detto:

    No, ‘povna, guarda, più ci penso e più mi irrigidisco. Che avesse le mutande o no, francamente, poco importa: giocava a non averle. E i miei figli, sai, sono abituati a vedere persone nude, e non solo a casa. Ma tu faresti leggere a un bambino, da quando è in grado, solo testi scritti male? Lo costringeresti ad ascoltare persone che sbagliano tutti i congiuntivi? Bon, anche basta. Perché dopo un po’, credo, non è più sufficiente stare lì accanto e correggere parola dopo parola. Dopo un po’ l’esposizione continua ad un parlato scorretto ti incide a fuoco le stesse costruzioni, ti cortocircuita le connessioni, e parli male anche tu, o perlomeno fai molta più fatica a parlare bene.
    E allora sì, lo sappiamo che esiste. Non solo esiste: è sempre uguale e non cambia mai, per quanto noi possiamo essere andati avanti (o tornati indietro). E qualcuno ne parlerà, perchè è facile avere cose da dire quando il livello della conversazione è basso. Pazienza.
    Ma se invece fossimo in tanti a dire che davvero basta così, che vogliamo una televisione diversa, perché no? io ci sarei. Il mio modo per ora è continuare a ripetere che io non la guardo, e che insisto perché i miei figli la vedano il meno possibile, anche se pago il canone. Spero che piano piano diventiamo talmente tanti che alla fine un cambiamento di rotta sia inevitabile. E questa, lo so, è proprio la cazzata della domenica mattina.
    Vado a correggere i compiti, va’, che devo approfittare del sonno degli innocenti (che ieri hanno visto Harry Potter, e non sanremo).

  4. 'povna ha detto:

    Io, da insegnante di italiano, penso che sia meglio che leggano tutto. Anche testi scritti male. Direi loro che sono scritti male, ma glieli lascerei leggere, tutti. Esattamente come è stato fatto con me con tutto. Letture incluse, Sanremo incluso. Che mi è stato fatto vedere. E del quale mia madre diceva “mi fa schifo perché e perché. Buona visione”. E così con le vagonate di libri scritti male che ho letto (e aggiungo: grazie al cielo), con le (poche – mi piacevano le automobiline e i robot, ma forse è lo stesso) Barbie che mi sono state regalate o le bamboline Bijoux (dalle quali ho ricavato il motto che riassume tutto questo, perché avevano dei mobiletti terrificanti che mia madre, pur accettando di regalarmeli se li chiedevo per il compleanno, in quantità modica, adatta a un regalo, definiva “cacchetta pressata”). Ecco, io preferisco lasciare guardare, e dire che è cacchetta pressata. E penso, esattamente come Fabio Fazio, che il problema anche alla TV sia più, sempre, non meno. E che dal più elaboro il diritto di non guardare (anche io alla fine ho guardato meno del previsto, ovviamente; perché se c’è altro faccio altro). Ma dal meno mai. E ricordiamoci sempre che Il grande fratello è stato battuto, sempre, da Vieni via con me.
    (Ovvio che sul canone ed Harry Potter – preferibilmente al cinema, visto che è uno di quei testi filmici che in TV perde – ci sono anche io).

  5. 'povna ha detto:

    ps. insomma, quello che voglio dire è che io preferisco, sempre (e questo vale se vuoi a maggior ragione per i testi letterari da cui partiva il tuo esempio) è dire: “l’ho letto/visto/ascoltato, è una cacata” che “non l’ho letto/visto/ascoltato, so che è una cacata”). 😉

  6. fughetta ha detto:

    Quando feci la stessa obiezione di ‘povna a mio padre mi sentii rispondere “Non ho bisogno di mangiare una merda per sapere che sapore ha. Mi basta l’odore”. E scusate le m di troppo, il mio papà è persona educatissima, giuro. 🙂
    Al cinema a vedere “A Good Old Fashioned Orgy” non ci vado perchè mi pare di intuire che tipo di film sarà e non mi interessa.
    Quanto a Sanremo, pare che una delle 3 cose più rilevanti sia stata questa fantomatica farfallina di Belen.
    Tra le mille cose che mi verrebbero da dire (le vallette seminude, la mercificazione di qua e la esibizione di là) cito le parole della mia amica B: “that’s not sexy, that’s just… cheap”. Ecco, a me non pare seducente, a me pare solo volgare.
    Ah, a proposito, mi dice una mia amica rumena che in Romania durante la dittatura progressivamente cominciarono a scomparire dalla televisione i programmi provenienti dall’estero. Gli ultimi a sopravvivere furono 3. Uno di questi era il festival di Sanremo. Ancora non ho deciso che conclusioni trarne…

    • 'povna ha detto:

      Infatti, prendendo a prestito la definizione del mio amico Ohibò, in questo io difendo appunto una doverosa posizione “radical-cheap”! 😉

  7. lanoisette ha detto:

    ‘povna, tu hai ragione, però un conto sono ragazzi di 15/16 anni, un altro sono ragazzini/bimbi più piccoli.
    le cacchetta pressata puoi riconoscerla solo se ti è stato insegnato che c’è anche altro (come nel mio, nel tuo e nel caso dei figli di LGO), ma pensa a quelli per cui esiste solo la cacchetta pressata…

    • 'povna ha detto:

      Appunto, dunque non lo chiudiamo: aumentiamo le trasmissioni, perché è nel confronto che si vince, non ne vuoto (ricito Fazio: più, non meno; Sgarbi l’anno scorso è stato chiuso perché non faceva audience, e questo ha molto ma molto più peso di una preventiva censura!)

      • 'povna ha detto:

        ps questo è il post dei ps!): diciamo che, riflettendo sul titolo di LGO, io direi che il punto è esattamente questo: Lo accendiamo? Boh. L’importante è non spegnerlo per ‘decreto’.
        (ché poi alla fine noi radical-cheap – non scordiamoci che io sono anche orgogliosamente pallonara! – siamo costretti a difendere le cose molto più, perché le parole sono lunghe, più degli atti, di quanto non sia la limitata attenzione che diamo loro; tanto per dire, quest’anno per tutta una serie di ottime ragioni Sanremo l’ho guardato il giusto, e non vorrei dare alla cosa nessuna importanza ulteriore rispetto a quella della naturale difesa del nostro lato doverosamente “cretino” [come lo definii in un post da me a proposito di Fiorello]: sia esso Vanity Fair, Beautiful, la fiction, o svariate altre cose, che io per esempio non pratico, o, appunto, Sanremo).

  8. ellegio ha detto:

    Io credo di essere cresciuta quando il panorama era più vario di così. Per restare sui libri, ho letto tante porcherie, robaccia, e poi per fortuna anche belle cose. Per cui, ‘povna, sarei d’accordo che di più è meglio: il di più è bene in assoluto. Ma il di più per i ragazzini, in questa tv, dove sta? Mettiti nei panni di uno di sei anni (con quelle di nove e dodici anni ci posso anche parlare, per quanto se uno spettacolo di intrattenimento mi costringe a continue interruzioni per spiegare e fare distinguo, mi passa proprio la voglia) e dimmi qual è l’offerta, dov’è la varietà. Magari m’è sfuggita.
    Per cui ripeto: aumentiamo le trasmissioni è bello, ma dipende da noi? Quello che io mi sento di poter fare, l’unica cosa che riesco a fare, è spegnere quando c’è qualcosa che non mi piace. Sperando che facciano tutti la fine di Sgarbi.
    E mi sento di insistere in quanto genitore (e non in quanto madre).

    • 'povna ha detto:

      Comincio dal mezzo. Hai ragione: un ragazzino di 6 anni probabilmente con Sanremo, anche se fosse splendido, si annoia pure. E magari non è nemmeno opportuno che lo veda tutto. Però credo, se tu ne fai un post sul blog la questione diventa più generale. Sul caso particolare ovviamente non mi vedrai mai scrivere qualcosa contro, sai che odio le generalizzazioni. Per cui ognuno sa non dico solo in casa sua, ma ogni singola ora di ogni singolo giorno in casa sua, che cosa fare. Ma a quel punto, vedi?, torniamo a quello che dicevo: noi radical-cheap siamo costretti a difendere con più verve di quella che è nei nostri atti l’ordinaria cretineria che è diritto di tutti semplicemente, a me pare, perché si fa di troppi fili di erba un fascio. Sanremo non è il male. E molto di quello che propone è sovrastruttura mediatico-internettiana che sovrascrive, a mio avviso, troppi messaggi di chissà quale potenza su ‘cattiva maestra televisione’ (e peraltro, lo ripeto, Vieni via con me ha superato il Grande Fratello l’anno scorso in pieno Rubygate).
      Il mio motto è, banalmente: “più easy”, tutto. Sanremo è una delle forme di intrattenimento lieve (quella che altrove ho chiamato cretineria) che è necessario a ognuno di noi. Niente meno, niente più. Mi piacerebbe che questo scandalo si sollevasse ogni tanto sul fatto che la TV pubblica pronuncia impunemente al TG le parole “santo padre”, per esempio. Ma chiedere laicità anche nella militanza (non parlo di te, lo sai) non è cosa italiana, e per saperlo basta ricordare la questione dell’Art. 7 della Costituzione e del PCI.
      Sulla TV: bah, secondo me c’è una certa varietà di un sacco di cose, più di prima (sia per il tipo di canali). In tutte le direzioni. Dunque le proporzioni, a me pare, sono relativamente invariate.
      Infine (e di nuovo senza polemica) onestamente mi pare che la differenza tra “mamma” e “genitore” sia essenzialmente una capriola semantica.
      E comunque, cito il mio amato Fazio che ha appena riassunto il mio pippone in una frase: “Ma insomma, è la settimana di carnevale, tutti che prendono Sanremo sul serio”. Sottoscrivo.

  9. ellegio ha detto:

    Non è solo un problema di noia, è un problema di assuefazione a modelli che quarant’anni fa erano vecchi e poi ti giri e ti rendi conto che sono ancora gli stessi. Sanremo non è il male, certo. Ma esiste un problema legato alla rappresentazione delle donna in televisione e in generale sui media? Io credo di sì. Credo che ci siano sacche sociali che sono meno permeabili ai modelli televisivi ed altre che sono più esposte. Vedere i culi delle veline non mi diverte, penso a quanto hanno faticato mia madre e quelle della sua generazione per avere diritti e mi innervosisce constatare che siamo ancora impantanati in una rappresentazione stereotipata del ruoli. Mi preoccupa come genitore. Dietro le forme di intrattenimento lieve vedo delle gabbie che rendono pesante quella leggerezza. Poi penso anche che ci sono battaglie più importanti da fare…

  10. 'povna ha detto:

    “Poi penso anche che ci sono battaglie più importanti da fare…” (poi smetto che se no diventa noioso, ma è che il dibattito – non quello su Sanremo e i modelli TV femminili, devo dire, ma quello sulle battaglie da fare – mi interessa).
    Ecco parto dalla tua frase che mi aiuta a specificare il mio pensiero. Non so se ci siano battaglie più importanti da fare (non amo il benaltrismo e penso che ci sono tante battaglie da fare e che il fatto che ognuno faccia quelle più nelle sue corde, posta l’eguaglianza assiologica tra molte di esse, è soltanto una forma di divisione del lavoro militante). Diciamo che da un lato sicuramente per me sono oggetto di militanza attiva prima altre. Dall’altro mi chiedo se, metodologicamente, ricacciare il tutto nell’ordine della cretineria di cui ognuno ha bisogno non sia un modo (metodologicamente efficace e che a me piace anche per motivi di laicità) per fare questa stessa battaglia.

  11. ellegio ha detto:

    Non so, sinceramente. Può essere che abbia ragione tu, oppure che il tuo militare attivamente altrove ed il tuo minore coinvolgimento ti portino a propendere per una scelta di metodo che invece è potenzialmente *pericolosa*, perchè trascura la portata di un problema le cui ripercussioni possono essere importanti anche lateralmente, in altri contesti. Detto questo, io non mi sento impegnata in nessuna battaglia, riesco a malapena a fare il mio lavoro e questo mi impegna quasi tutto il tempo che ho a disposizione, e a seconda dell’umore mi infiammo o mi deprimo 🙂 Ecco, le tette al vento mi infiammano più che deprimermi, mi sembra sempre di vivere nel posto sbagliato. Non è che io sia molto fiera di questa mia inconcludenza, però.

  12. Anonimo SQ ha detto:

    Come ti capisco, LGO ! Sono anch’io sulla tua stessa barca, ovvero lo stesso modello, da un’altra parte.

    Anonimo SQ

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