studiare è una pacchia

Ma forse non vale nemmeno la pena di dirlo, non so. Però è la seconda mattina che mi sveglio alle sei e non mi schiodo dalla sedia, quindi. E poi noi ci piace dire tutto e il contrario di tutto, e quindi riquindi.

Insomma abbiamo il nuovo studio – che poi, studio, vabbe’: lo studio così lo sanno fare anche i miei di prima, eh – sulle percentuali di bocciati in tutta Italia da cui risulta, udite, che al sud le scuole sono più severe. E qui già ci sarebbe da dire, ché una scuola dove si boccia il 70% degli studenti  a me non sembra severa, a me sembra alla deriva. Anzi, in realtà non ci sarebbe niente da dire, sarebbe solo da chiedersi perchè uno si ferma a leggere robe del genere, che non hanno nessun senso, solo che poi è su robe di questo genere, senza nessun senso, che le persone al bar si mettono a discutere, e poi piano piano diventano il verbo – le cose senza senso.

E così volevo solo dire che la mia è una scuola dove studiare è una pacchia, che se fosse vero secondo me sarebbe una cosa meravigliosa, ma invece credo che lui, il Salvo dell’articolo, la volesse intendere in un altro modo. Abbiamo una percentuale di bocciati tendente a zero.

Peccato che nella mia scuola si faccia una selezione in ingresso da paura. Quando ci sono gli open day (quelli toccano a tutti, eh) sembra un disco rotto: qui si studia, ci si fa il culo, non sperate di avere sconti, questa è una scuola dove si lavora, scordatevi tutto il resto. Sul fatto che poi, all’utenza (l’utenza sarebbero i ragazzi, se non fosse chiaro: cioè sarebbero Giulio e Livia e Lara e Alessandro e Arianna, poi. E tutti gli altri) insomma, sul fatto poi che all’utenza questo approccio terroristico piaccia, per cui abbiamo decine e decine di richieste di iscrizione che la scuola non riesce a soddisfare, ci sarebbe da dire, ma questo è un altro discorso.

Poi, nella mia scuola i corsi di recupero partono a settembre, prima delle lezioni. E anche questo non è mica del tutto normale, sia chiaro. All’inizio sono travestiti da corsi cosiddetti di allineamento, poi diventano classi aperte, prolungamento d’orario, sportelli. Un casino di incastri per fare tutta questa roba che non vi sto a dire, ed è il motivo per cui per esempio nel mio orario settimanale ci sono quattro ore di buco – e sono in media. Tutta roba che noi facciamo in orario curricolare, e quindi aggratis (per lo stato). Tutta roba che poi alla fine del primo trimestre di scuola una buona percentuale di studenti dice sì ok, qui studiare sarà pure una pacchia, però arrivederci e grazie. E anche questo a me non sembra per niente carino, ma ammetto che tra quelli che se ne vanno molti in effetti pensavano che studiare fosse aprire un libro per mezz’ora a settimana, quando fuori piove e la partita al campetto è saltata, quindi, tutto sommato, arrivederci e grazie mi sembra appropriato. Ed ecco che chi arriva a fine anno, in genere, viene promosso.

E niente, immagino che ogni scuola sia un piccolo mondo a parte.

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11 risposte a studiare è una pacchia

  1. lanoisette ha detto:

    mi sembra che la tua scuola funzioni esattamente come dovrebbe essere.

  2. 'povna ha detto:

    Nella mia scuola – che prima, nel suo ordine di studi, poteva assomigliare un po’ (corsi a parte: nei tecnici i soldi per tanti corsi così non ci sono mai, se non ci sono finanziamenti extra, perché tutto è preso da quelle sanguisughe dei 20 laboratori) – assomigliava un po’ alla tua. A parte che noi (e aggiungo: ovviamente) non abbiamo mai respinto nessuno all’iscrizione. Ci siamo limitati a chiedere in organico altre prime.

  3. ellegio ha detto:

    Comunque, a parte qualche sportello – che peraltro costa assai meno di un corso di recupero – di soldi per i corsi ne spendiamo molto pochi. La maggior parte di quello che facciamo viene fatto in orario curricolare, e sfruttando parecchio la piattaforma di e-learning della scuola (open source, e messa su, anche questa, da noi).
    Ovviamente noi iscriviamo tutti quelli che possiamo, ma siamo a cinquanta classi e non abbiamo lo spazio fisico per accogliere altri studenti.
    Ma non volevo dire che la mia scuola funziona benissimo, volevo solo osservare che dietro un dato secco come la percentuale di bocciati a fine anno ci possono essere mille storie diverse, e che non è che percentuali altissime di bocciati poi vogliano dire che si studia un sacco – anzi, direi di no, visti gli esiti…

  4. bianconerogrigio ha detto:

    Porre sullo stesso piano il liceo in e il professionale di periferia analizzando solo il numero dei bocciati è operazione tipica da bar sport. Vero che non si può pretendere da un articolo di cronaca la scientificità di uno studio serio, ma un minimo di commento per inquadrare la situazione sì, vista la complessità dell’intervento educativo e la varietà di soggetti interessati (dal ministero agli stessi alunni).

  5. il Benza ha detto:

    Ah, sì, sì. Sarà per questo che quando domandai all’amico greco “come mai a Torino siete così pochi?” lui rispose “i miei connazionali si iscrivono al sud perché ci si laurea più facilmente”. *_*

  6. Anonimo SQ ha detto:

    @ benza
    Ai miei tempi, a Padova c’erano più greci in università che ora badanti moldave ai giardinetti.

    @ povna
    Non so di che siano i laboratori, io ho due corsi di laboratorio e coordino le spese di quello del mio settore disciplinare assieme ai colleghi degli altri settori per i loro. Hai una vaga idea di quanto costino le attrezzature da laboratorio ? Un elettrodo da pH, 140 €, un agitatore magnetico riscaldante 650 €, un evaporatore rotante, 3500 €, un pHmetro 800 € etc etc. Ed è roba che si logora e consuma, specie in mano agli studenti, che ci devono imparare sopra. Non parliamo di reagenti, se poi passiamo agli strumenti veri e propri (IR, UV, NMR etc) è una Waterloo.

    Anonimo SQ

    • 'povna ha detto:

      Sì che ce l’ho. Infatti non sto commentando le spese, mi limito a spiegare (ecco: e moltiplica il laboratorio del tuo settore per altri 20, altrettanto se non più costosi).

      • Anonimo SQ ha detto:

        E allora ci siamo capiti.
        Il preside dell’ITIS di mio figlio mi disse che, quando nei primi anni 90 prese la presidenza, aveva 200 milioni di lire/anno per comprare strumentazione. Poi, solo tagli. Da due anni a ‘sta parte : 0 €, così possiamo immaginare, trattandosi di un ITIS di informatica, quanto aggiornati saranno i suoi diplomati.
        Lui, per non soffrire, se n’è andato. I nostri figli, no.
        Grazie Silvio ! Grazie Tremonti ! Grazie Maristella !

        Anonimo SQ

  7. Anonimo SQ ha detto:

    PS Ma Confindustria poi chiede le scuole che forniscano gente immediatamente produttiva. Cosa avete detto ? Contributi da loro al migliore ITIS della regione ? Ma no, loro già danno troppe tasse, ci pensi lo stato, no ?

    Anonimo SQ

  8. pensierini ha detto:

    Anche la mia scuola fa una propaganda del tipo “Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate…”, però raccoglie sempre meno iscrizioni… 😦

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