Una storia crudele

Una storia crudele  è il quarto romanzo di Natsuo Kirino che leggo, dopo Morbide Guance, Le quattro casalinghe di Tokio e Real World. Morbide Guance è stato una scoperta e una sorpresa molto piacevole,  ma ormai è passato del tempo e non saprei dire altro che quando di un libro ricordi le atmosfere, e riesci a identificarti con qualcuno dei personaggi, e ti spinge a leggere altro di quello scrittore, be’, significa che t’è piaciuto. Quindi mettiamola così: m’era piaciuto. Molto.

Una storia crudele m’è piaciuto? Ecco, sono meno entusiasta, come di un innamoramento in cui sta subentrando la pacata sicurezza che viene dalla frequentazione. Non saprei dire come scrive, Natsuo Kirino: non so assolutamente quanto è dovuto alla traduzione e quanto è dello stile originario, in ogni caso non è una roba che (mi) colpisce. Voglio dire, non mi viene voglia di rileggere tre volte la stessa pagina, come mi capitò la prima volta che presi in mano Meridiano di Sangue. Quello che mi piace è altro. Intanto, quello che si vede dalla finestra. Intendo: quando la storia va avanti, e lei fa questo e lui fa quell’altro, sullo sfondo, fuori dalla finestra insomma, se riesci a darci un’occhiata vedi quel mondo lì. Ti sembra di vedere i bambini in divisa che tornano dalla scuola, le mamme che preparano il bento, i padri che vanno al lavoro, le luci del conbini aperto tutta la notte. Ti rendi conto delle differenze tra qui e là. E non sto parlando delle geishe, della cerimonia del tè, del  rigore dei samurai: no, proprio la vita comune delle persone normali, quelle che si svegliano col buio per andare a lavorare e passano la vita infilando un giorno dopo l’altro. Le casalinghe, che  ormai lavorano part time.

La storia crudele è  quella di Koumi Nerumi, una scrittrice di successo, che scompare lasciando al marito un dattiloscritto da inviare al suo editore in cui racconta di essere stata rapita quando aveva dieci anni e tenuta prigioniera per più di un anno. Col racconto viene alla luce il rapporto complesso della bambina col suo rapitore, l’influenza di personaggi che forse sono di contorno ma poi assumono ruoli di rilievo, l’esplosione del suo talento creativo, in un crescendo di colpi di scena che si susseguono fino all’ultima pagina.

Sulla quarta di copertina si legge che il noir e il romanzo di formazione sono tradizionalmente genere opposti, ma Kirino li fonde in modo brillante. I lettori di Murakami si sentiranno a casa.

E invece no, o almeno sì, ma in un altro senso. Posso dire, qui dove nessuno legge, che Kirino e Murakami non hanno ai miei occhi nulla a che spartire?

Anzi, quasi quasi  ora che vado a prendere i bambini passo in libreria per comprare Grotesque, che ancora non ho letto.

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7 risposte a Una storia crudele

  1. 'povna ha detto:

    “Posso dire, qui dove nessuno legge, che Kirino e Muratami non hanno ai miei occhi nulla a che spartire?”: Se mi giuri che è vero potrei aggiungere anche Kirino alla mia collezione da una botta è via!

    ps: mai scrivere le recensioni in word con il correttore attivo! 😉

  2. laProfe ha detto:

    Mmmm… Questo vuol dire che Devo leggere Kirino?

  3. lanoisette ha detto:

    lunghe frequentazioni, eh?
    io, dopo un’orgia di Heinrich Boll ai tempi dell’università, m fermai di fronte a Foto di gruppo con signora ed ormai è un pezzo che non lo frequento.
    Al momento, chi non mi ha ancora deluso sono Coe, Mc Ewan e Munro.

  4. erinni ha detto:

    io quelli che ti fanno innamorare con un libro e ti fanno impantofolare (similitudo del tutto matrimoniale) con quello dopo li ucciderei.
    ma io oggi son cattiva e non faccio testo.
    mi sa che lo leggo per far la bastian contraria.

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