Si entra magri e si esce grassi grassi

Tre anni fa, credo, avevo comprato della lana e avevo cominciato a lavorarla. Durante le vacanze di Natale.

Poi avevo i compiti da correggere e non avevo finito nulla.

Era arrivata l’estate, e poi di nuovo Natale.

E avevo comprato dell’altra lana da lavorare,

e non avevo finito neanche quel lavoro lì. Compiti, da correggere.

Ora, qualcuno dirà che non bisogna. Ci si deve organizzare per tempo, programmare le cose per bene, essere seri e professionali.

E io, mica che non ci avevo provato. Avevo programmato tutto per finire le verifiche entro il 15 dicembre, poi hanno chiamato i cervelloni  (sì, insomma) del ministero per dire alt, fermi tutti, voi lì chiudete la scuola che ci servono le sedie per fare il concorsone dei presidi, e noi ma come, la fine del trimestre, abbiamo da fare, abbiamo già programmato tutto, e loro niente (però, mica ci hanno lasciato a casa a fare i nostri lavori, eh? Nonono, loro han detto già che ci siete venite a controllare i presidi copioni, e giù dieci ore al giorno di vigilanza -gratis et amore Dei). E poi sono venuti anche gli studenti, a dire che loro avevano diritto all’assemblea, e poi la festa di Natale, e le gare di qui, e le gare di là, e il concerto, e il gatto matto.  Ed eccomi qui.

Col nemico in casa, subdolamente travestito da foglio protocollo a quadretti. Va un po’ a scoprire quale, però.

Allora, per la cronaca. Il piccolo ha regalato orecchini nano-made per tutti.

O meglio. Quasi per tutti.

La nonna, quando li ha visti, ha protestato.

– E a me?

– Ma tu gli orecchini non li metti mai!

– Che c’entra?

– E poi non hai neanche i buchi.

– Però i buchi da piccola li avevo. Li faceva la mia mamma, un tappo di sughero, un ago incadescente e via.

E poi?

Mio padre ci ha regalato una copia fotostatica, altrimenti detta fotocopia, della foto del monumento ai disertori di Cercivento.

– Guarda qui! L’unico monumento non ai caduti, eh?! Ai di-ser-to-ri! Quelli che se li mandi al macello si ri-fiu-ta-no!

Poi ha deciso di introdurre sostanziali modifiche nella routine della sera di Natale (che prevede accensione dell’albero – canti natalizi in tedesco – spacchettamento di regali e cena).

– Mentre voi siete lì che parlate di cose pallose, io leggo una storia ai bambini.

L’abete, di Andersen. Dove, a un certo punto, ci sono certi topi che cercano di farsi raccontare una storia dall’abete, appunto.

“Di dove viene?” – domandarono i topolini “E che nuove porta?” (Erano terribilmente curiosi.) “Ci racconti, la prego, del più bel paese del mondo. C’è stato lei? È stato nella dispensa, dove ci sono i formaggi sopra gli scaffali, e i prosciutti pendono dalla travatura, dove si può ballare sui pacchi di candele, dove si va dentro magri e si esce grassi grassi?”

Ecco, sono tre giorni che entriamo magri (ehm) e usciamo grassi grassi.

E poi basta.

Ieri era il compleanno dell’Uomo Mille Usi, e tutte le pasticcerie della zona erano chiuse. Sono segni del destino, no? E io, che volevo dirgli tante cose carine e simpatiche, quando è uscito all’alba per andare a lavorare mi sono infilata più a fondo sotto le coperte. E quando è tornato gli ho attaccato un pippone  su quanto erano insopportabili i suoi figli. E anche questi sono segni.

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16 risposte a Si entra magri e si esce grassi grassi

  1. 'povna ha detto:

    Allora, nell’ordine:
    – quella lana è splendida, bisogna farne qualcosa!
    – sei sicura che non abbiamo passato dei natali insieme?! (i canti, gli spacchettamenti, und so weiter…)
    – minchia come sei ordinata (i miei compiti non sono in pratiche cartelline, sono ‘dentro’ la borsa, che a sua volta è chiaramente un buco cosmico, o un varco spazio-temporale! 😉

    ma soprattutto, pensa alla coperta calda, che ogni altra cosa scompare!
    buoni giorni di mezzo, LGO!

    • LGO ha detto:

      Ecco, io LO SO che quella lana è splendida 🙂 E di sei mesi in sei mesi, non vedo l’ora di ricavarmi qualche ritaglio di tempo per farne, appunto, qualcosa!
      Sul natale: e pensare che una volta mi veniva da commuovermi, con tutte quelle canzoni lì. Tipo la prima volta che ho messo sotto l’albero la figlia neonata. Poi mi è passata 😉
      E l’ordine vale solo DENTRO la borsa. Fuori, vedessi che casino.
      (Però. Dici che ho un wormhole dentro lo zaino e in tutti questi anni che l’ho cercato fuori non me ne sono mai accorta?!?!?)

  2. vnnvvvn ha detto:

    Prima non si entrava proprio….
    Ma toglimi una curiosità. quando prendete l’abilitazione all’insegnamento c’è anche l’esame per lavorare a maglia?
    😀

    • LGO ha detto:

      Cioè. Lavorare a maglia è una roba di una banalità sconcertante, io ho imparato a sei sette anni. Voglio dire. Uno sta anni a imparare la qcd perturbativa, e poi la gente guarda la maglia rasata?!?!
      😛

  3. ornella ha detto:

    Bene, tengo a precisare che io sono dalla parte di quelli di Cercivento. E sono pure contenta che gli abbiano eretto un monumento. Però non ho capito come possa aver costituito, la fotocopia del monumento stesso, il regalo di Natale di tuo padre.

    Per tutto il resto , cosa dire? Per fortuna Natale viene una volta all’anno…

    • LGO ha detto:

      Il mio babbo è molto orgoglioso delle sue origini, probabilmente perché non mette piede in Friuli da quando aveva vent’anni 🙂
      Poi, comunque, nel suo pacchetto c’era anche un libro (Il mulino di Amleto)

      • 'povna ha detto:

        Che bello Il mulino di Amleto: l’ho letto quando scrivevo il libro su letteratura e scienza, perché è stato uno dei mostri sacri di Calvino quando scriveva la Cosmicomiche e mi è rimasto impresso per sempre!

        (sul wormhole, io controllerei bene: io ne ho due, uno nella borsa e uno nel cassetto di scuola [quello con la serratura rotta], e posso portare le prove! 😉 )

  4. Anonimo SQ ha detto:

    Concordo con tutti :
    – con ‘povna che la lana è *splendida*, ne so qualcosa, che mia moglie prima dei figli era sempre a sferruzzare;
    – a ri-con-povna : anche la mia borsa è una specie di Stargate dove entra ed esce di tutto (ma, si sa, eta-beta era il mio personaggio preferito, e la mia borsa è un po’ come le sue braghette)
    – a ri-con-te, LGO, sul wormhole nella borsa tua e mia medesima (vedi sopra),
    – con te, LGO, sulla cromodinamica quantistica e poi ti giudicano sulle maglie !!! Ma, pur sempre di stringhe di colori diverse intrecciati in infinite (?) combinazioni possibili si tratta, considera !
    – dovendo pur dissentire con qualcuno, dissento con viv (non me ne vorrà) : com’è allora che i professori maschi non lanificano (salvo alcune eccezioni ben individuabili), al massimo flanellano ?
    – con mia sorella, ovviamente !

    Che meraviglia gli orecchini !!

    Anonimo SQ

    • vnnvvvn ha detto:

      Boh… io sto facendo pace con la categoria a distanza di 4 ampi lustri … immagino che flanellare sia verbo con significati reconditi….

      • Anonimo SQ ha detto:

        A Padova (città vicina) “far flanea” vuol dire (in prima battuta) non far niente.
        Poi ci sono le seconde battute etc…

        Ciao viv !

        Anonimo SQ

    • LGO ha detto:

      Oh, finalmente qualcuno che si è accorto degli orecchini!
      Per essere il primo esperimento di un seienne non sono venuti niente male 😉

  5. tournante ha detto:

    Ahhh la lana é bellissima ma bastasse questo a dare garanzia di un lavoro terminato io avrei i cassetti pieni di capolavori invece che di tentativi di … per il resto, che dire? mi piace leggerti ma tanto eh??!! tanto tanto!! Buone vacanze, almeno un poco, dai!! :-))

  6. robertoilgrigio ha detto:

    Fogli cromodinamici a quadretti che si auto-correggono muovendovi in un tunnel spazio-temporale, mentre in un dritto e un rovescio il maglione si completa … no, eh?

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