Da un altro punto di vista

Non saprei dire quand’è che un’intuizione diventa abitudine. O forse, la prima volta, è stato un tentativo, un esperimento, non so. In classe mi siedo di rado – direi praticamente mai – in parte perché la mia collocazione naturale è in piedi, alla lavagna, e poi perché quando cedo il gesso a qualcun altro ne approfitto per girare tra i banchi. Interazione puntuale: ne ho bisogno, e mi illudo anche loro. E’ così ovunque, anche nei laboratori, ma lì è meno evidente: in fondo lì si lavora gomito a gomito, la cattedra è un inutile accessorio.

Insomma, il fatto è che, quando posso, vado a mettermi in fondo all’aula. Li guardo tutti di schiena, e loro non mi vedono. Tipo oggi, giornata di gare olimpiche – carta e penna e giochini – mi sono resa conto che per me ormai è automatico raggiungere la mia postazione. Certo, da lì controllo meglio la situazione, studio il contenuto dei sottobanchi dal lato giusto, guardo la lavagna dalla giusta angolazione. All’inizio si sentono osservati – quella specie di brividino che ti dice che c’è qualcuno dietro di te – poi credo che mi dimentichino. Qualcuno ogni tanto si gira, controlla se sono sempre lì o per sbaglio mi sono annichilata con la mia antiprof  venuta dallo spazio profondo. All’inizio mi sento un po’ cane pastore, che spinge il gregge verso erbe più alte, poi mi rilasso e li studio in pace. Così mi sono accorta del taglio di capelli di Marco, credo gliel’abbia fatto la mamma in casa col rasoio.  Quella nuca rasata di fresco però fa un po’ tenerezza – ancora per poco, i quattordici anni passano in fretta.

In fondo è una simulazione di come vorrei che andasse a finire: persone che vanno avanti insieme, e non hanno più bisogno di una guida.

E poi laggiù, in fondo all’aula, c’è pure il termosifone.

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11 risposte a Da un altro punto di vista

  1. 'povna ha detto:

    Anche io passeggio molto e molto staziono quasi in fondo all’aula (in fondo in fondo da oramai parecchi anni non si può, siamo troppi, non ci stiamo). Mi piace questa idea del can pastore che poi li lascia andare!
    L’altra mia postazione, altrimenti, e sopra la cattedra, appollaiata. Da lì facciamo le lezioni di discussione, e da lì tollero (ma sempre raccomandando loro di chiedere agli altri prof, prima di farlo nelle loro ore) che stiano comodi, se attenti. E chissenefrega se sono accoccolati sul banco con un piede nell’orecchio: è talmente faticoso, stare seduti!)

    • ellegio ha detto:

      Anche io a volte mi appollaio 🙂
      E tollero alcune posizioni, se mi rendo conto che sono assunte sovrappensiero. Spesso anzi non me ne accorgo proprio. Però ci sono alcuni atteggiamenti che mi infastidiscono, forse perché le associo, appunto, allo scarso interesse.

  2. Castagna ha detto:

    Io ho inaugurato qualche anno fa il “discorso fuori cattedra”, cioè quando voglio parlare di un mio punto di vista su un fatto di attualità (Gheddafi, la morte di Enzo Biagi, la riforma Moratti, il papa, i titoli di giornale volutamente fuorvianti… sono alcuni esempi che mi vengono in mente) sposto la sedia davanti alla cattedra, se ho spazio, o passo io davanti alla cattedra e mi ci appoggio. Cioè parlo da persona singola, da cittadino, e non da prof. Loro apprezzano.
    Invece mi siedo in uno dei loro banchi quando sono interrogati di grammatica o sono alla cattedra a esporre una ricerca, nel primo caso perchè così non copro la lavagna e leggo cosa scrivono, nel secondo caso perchè lascio il posto a chi, in quel momento, ha approfondito un argomento più di me (o doveva farlo, o crede di averlo fatto!).
    Le prime volte che mi vedono seduta a metà di una fila inorridiscono: cazzo, questa è infetta, ora cosa mi attaccherà? In terza, abituatissimi, ne approfittano per raccontarmi i loro casini mentre i compagni dividono i sintagmi con sbarrette e cerchiano congiunzioni, sottolineano verbi, etc.

    • ellegio ha detto:

      E’ proprio vero che per parlare non-da-prof bisogna togliere la cattedra di mezzo. Passare davanti è un modo per eliminarla dalla vista, dimenticarsi per un po’ che esiste.
      Però no, sedermi al banco con qualcuno non mi è venuto ancora in mente 🙂 E non oso pensare se i grandi mi raccontassero i loro casini cosa potrebbe venirne fuori. Ci limitiamo alle mezze battute, alle microconfidenze …

  3. Molto delicato il tuo post, apre, infatti, uno squarcio sulla nostra umanità e su quella dei nostri allievi. Provare tenerezza nei confronti degli allievi è un’ottima misura del termometro della nostra professione.
    Raramente sto in fondo all’aula, al contrario mi piace girovagare tra i banchi, quando c’è compito o esercitazione.

    • ellegio ha detto:

      I piccoli a volte sono proprio ancora dei bambini. Irritanti a volte come i bambini, ma anche ancora sufficientemente ingenui da fare, appunto, tenerezza.
      I grandi invece, non c’è niente da fare, a volte sono proprio uomini. E donne 🙂

  4. labiondaprof ha detto:

    L’immagine del cane da pastore è bellissima. A volte mi sento anch’io così, e ho spesso l’immagine mentale di me-pastore bergamasco (ah, le origini…) che rincorro la pecorella smarrita e la riporto a musate vicino alle altre. E poi via di nuovo tutti insieme…

  5. 'povna ha detto:

    Sì, anche io sono apparentemente schizofrenica per i modi di stare che lascio super-correre e quelli che no. ma in realtà è perché c’è un sesto senso che ti fa vedere se il corpo, anche a testa in giù, esprime o meno attenzione. Nana si è fatta due anni di Onda facendo apparentemente altro e invece, da brava Nana di Peter Pan, senza di lei saremmo stati tutti perduti. La Testarda nelle mie ore ha dipinto una pinacoteca, il Piccolo Elfo mi ascoltava seduta alla turca dalla prima fila, gli occhioni spalancati sul mondo. E Corto Maltese… Beh, Corto Maltese era alla finestra, sempre. E guardava fuori. E guardando ascoltava. Se stesso e me.

  6. extramamma ha detto:

    Sei tenera, ma attenta a non bruciarti!

    sull’altro argomento 😉 ti consiglio di andare da Intimissimi dove ci sono dei triangoli normali in misure piccole, fatti bene a prova di lavatrici e centrifughe. Lo stesso dicasi per modelli più stile sport-bras di Fila che ho scoperto essere parte di Lovable, quindi lo trovi nei negozi che vendono questo marchio.

  7. lanoisette ha detto:

    bellissima davvero l’immagine del cane pastore.
    acnh’io vario tra seduta sulla cattedra, in piedi in fondo, di lato appoggiata al termosifone sotto la finestra. se sto seduta (come oggi) è perché sono proprio stanca e ho bisogno anche di quelle poche forze per tenerli a bada.

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