Amy Goodenough

– Ma con tutti i libri che hai iniziato, perché te ne sei presa un altro dalla biblioteca della scuola?
– Mamma, il prof ha detto che dovevo farlo per forza! E' un compito, capisci?
– Tesoro della mamma, il compito sarà leggere, non prendere in prestito.
– No, no, dev'essere per forza uno di quelli della biblioteca.
– Ma non dovete leggere Il razzismo spiegato a mia figlia per venerdì?
– Il prof dice che non dovevo comprare l'edizione integrale, dice che lo devo portare a scuola così mi dice che pezzi devo saltare.
– E devi leggere anche quello…
– E devo leggere anche questo.
– Ah.

Amy Goodenough era la ragazza più fortunata del mondo: invece di essere a scuola si trovava al centro del Mediterraneo, sul bellissimo panfilo di suo padre.
Ecco, era andata così. Un incendio aveva distrutto la scuola, e tutti gli sfigati erano stati costretti a completare il trimestre altrove.
Amy no, per Amy  era stato facile convincere il padre a portarla con sé nella sua annule crociera primaverile nelle isole greche.
A condizione che li accompagnasse una insegnante privata, s'intende.
La quale, di suo, all'inizio faceva l'inflessibile, ma poi era stata travolta dal fancazzismo imperante e si accordava con la giovane Amy perchè tacesse al padre che prendevano il sole insieme.

Si vede che invecchio.

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24 risposte a Amy Goodenough

  1. povna ha detto:

    ma… è quella Amy Goodenough?! Ma, se vuole fare una cosa su tensione e avventura e spionaggio, perché non direttamente Fleming?!

  2. lilavati ha detto:

    posso dire che odio gli insegnanti che costringono gli alunni a prendere libri dalla biblioteca della scuola? non so quanti ne ho dovuti ricomprare perchè i miei figlioli se li perdevano regolarmente. o forse erano i libri che si nascondevano, trovandosi a loro agio fra tutti quelli che abbiamo per casa…

  3. LGO ha detto:

    @'povna: ma lei non vuole! Oggi è stata in classe a leggere – perché così è stato ordinato – e non il libro che le era stato già assegnato per venerdì, e neanche quello che ha cominciato per suo diletto. Due ore in classe a leggere le avventure di Amy Goodenough, e poi a casa la *ricerca sulla democrazia* senza sapere dove mettere le mani. Io comincio a  rompermi le scatole.

    @Lucia: comincio a odiarli anch'io. L'anno scorso abbiamo avuto l'invasione di Geronimo Stilton (terza elementare). Anche perché poi le biblioteche scolastiche sono quelle che sono, in genere piene delle porcate di cui uno non sa che fare e quindi regala alla scuola…

  4. povna ha detto:

    no no, scusa, non avevo messo il soggetto: che era pronome personale terza singolare maschile, egli, lui, il professore!

  5. povna ha detto:

    ps. a proposito di regali alla scuola, però: spezzo una lancia a favore di Mr. Mifflin: offrì e donò alla scuola un numero di volumi che si conta in migliaia, tutti di valore e molto buoni (essendo Mr. Mifflin La Bibliologia in Italia capita che gli arrivino doppioni). Il risultato fu che il giorno della consegna i miei ex dell'Onda c'erano tutti, schierati per ringraziarlo e accoglierlo. E i professori…
    I professori? Eh, che cosa? Dove, come? I professori?

  6. LGO ha detto:

    Lui non lo so cosa vuole 😦
    Sui libri ha detto che ne dovevano prendere uno a testa, e basta.

  7. anto561 ha detto:

    @ LGO :

    Ma, scusa, la prole frequenta  il tempo pieno, o no ? Perchè non mi sembra il caso di dare le ricerche da fare a casa  se si frequenta un tempo pieno….

    Normalmente, uno NON si porta il lavoro a casa, dopo aver fatto le sue ore…a parte noi insegnanti !

    Anonimo SQ

  8. LGO ha detto:

    La figlia grande fa la seconda media e non ha il tempo pieno. Sta a scuola fino alle due, e poi torna a casa e studia. Tutto il giorno, il sabato e la domenica.
    La figlia di mezzo fa la quarta elementare, tempo pieno, e ha i compiti per il fine settimana (molto raramente anche gli altri giorni).
    Ma io comunque penso che un momento "individuale" ci deve essere anche alle elementari.

  9. giulionga ha detto:

    Non so chi sia questa Amy Goodenough, ma mi è caduta la mascella e ancora non l'ho raccolta. Sarò troppo vecchia anch'io…

  10. LaVostraProf ha detto:

    Anonimo, mi intrometto: il tempo pieno (quello delle elementari) sarebbe quello che ci sarebbe se i ragazzini potessero stare a scuola fino alle quattro, quattro e mezza (sabato escluso), con le compresenze delle maestre in alcune ore.
    E nonostante quello, ha ragione LGO: ci vuole comunque lo studio individuale, e il tempo pieno non è: sto a scuola e faccio i compiti.

    Alle medie non c'è il tempo pieno, ma il tempo prolungato, che per la MariaStella è semplicemente un prolungamento di tempo, ma dovrebbe essere un tempo di altra qualità (anche qui, con le compresenze, che aiutano assai ma che secondo la MariaStella non si devono fare). I ragazzi del tempo prolungato frequentano uno, due o tre pomeriggi (ma non tutto il pomeriggio, due ore!), dipende dalle scuole e dall'organico. Dopodiché, possono tornare a casa e studiare. A casa. A studiare. A fare i compiti. Possono. Non muoiono. Ché i miei alunni ci mettono dieci minuti a fare i compiti sia quando hanno il pomeriggio (poverini, come sono stanchi, han dovuto tirar su la testa dal banco e tornarsene a casa), sia quando sono a casa tutto il pomeriggio.

    Detto questo, ma che professore ha tua figlia??

  11. anto561 ha detto:

    @ prof :

    Come sempre, la tua domanda solleva problemi che "pongono mano a cielo e terra".

    Solo brevi battute, suggerite dalla mia esperienza personale e da quella di LGO :
    0. Posto che  del lavoro in autonomia, a casa (che non vuol dire aiutati da mamma e papà !) è bene che imparino  a fare. i ns figli !
    1. Ma all'estero, dove il "tempo pieno" è la norma, almeno per la scuola dell'obbligo (diciamo elementari e medie, almeno), come fanno ? Rientrano a casa alle 17.00 carichi di compiti gli studenti ?
    2. Vacanze, week-end etc : quanti compiti ? Per la mia esperienza la tendenza degli insegnanti è partire  con un programma da libro dei sogni, realizzarne in classe se va bene un quarto, e poi mettersi a posto la coscienza trasferendo la rimanenza su week-end, vacanze di Natale, Pasqua e quant'altro.
    3.Una volta mi son divertito a calcolare che, nelle vacanze estive, per fare tutti i compiti assegnati, tolti quei 15-18 giorni di ferie tra campi scout e famiglia i miei figli dovevano lavorare almeno 2/3/4 ore tutti gli altri giorni, a seconda di quanto erano svelti. Non parliamo poi delle vacanze di Natale, che tolte le feste comandate e laiche, si riducono a ca 5 giorni di lavoro effettivamente imponibile, che diventa da mane a sera alta.
    4. Come abbiamo fatto noi, con tre mesi effettivi abbondanti di vacanza, e pochissimi compiti estivi a crescere, maturare e superare le prove della vita  ?

    Anonimo SQ

  12. lanoisette ha detto:

    io no so chi sia, questa Amy Goodenough…

  13. povna ha detto:

    @Noise: personaggetto di una ripresa di una serie di Young Bond (diciamo spin off con Bond giovane da Fleming).

  14. altarf ha detto:

    Mi intrometto. Non resisto , perché argomenti come compiti per le vacanze e tempo pieno mi provocano,  ancora oggi che sono lontana dalla scuola. 

    Quanto al primo tema  obbligherei i docenti che assegnano compiti estivi e natalizi a recarsi al lavoro per almeno cinque ore tutti i giorni che non sono rossi nel calendario.  Se vacanze sono , lo siano per tutti . La sgradevole abitudine a recuperare in questi periodi gli argomenti   non  svolti durante l'anno è più diffusa di quanto si possa pensare. 

    Secondo: il tempo pieno funzionava (abbastanza bene)  quando l'orario era : 8.30 / 16.00. Ciò consentiva una compresenza quotidiana delle insegnanti dalle 11.00 alle 12,30 tutti i giorni, con la possibilità di effettuare attività di recupero, laboratori,  uscite nel territorio. Poi qualche buontempone ha pensato che se i metalmeccanici facevano 40 ore alla settimana , 40 ore dovevano farle pure i loro figlioli, perciò TP = 8 h x5 giorni = 40 . Orario che non permetteva più compresenze quotidiane , ma solo per due giorni la settimana. Noi maestre per limitare i danni cominciammo a fare rientri pomeridiani, per cui  un giorno alla settimana si lavorava : 8.30 / 12.30;  14.30 / 16. 30 . Considerando che, per sopravvivere si decideva in quei due giorni di posizionare le riunioni, altrimenti si sarebbe andati a scuola per  altri due pomeriggi, chi veniva da lontano  per quel giorno restava sul luogo di lavoro dalle 8.30 alle 18.30 (quando andava bene e non c'erano recite, spettacoli da preparare o colloqui mensili con i genitori, ché allora si sforava) . 
    Tutto ciò l'ho sperimentato per undici anni, e vi assicuro che quando si è presentata la possibilità di passare al modulo l'ho raccolta e mi sembrava di neanche lavorare… 

    Un pensierino a parte merita la mensa scolastica. Lasciamo perdere le sedie traballanti , le tavole sbilenche , il sovraffollamento delle aule mensa, gli zainetti ( definirli odorosi è un eufemismo) da cui i bambini estraevano ogni mattina  i loro piatti puliti per prepararsi la tavola(sottraendo almeno mezz' ora, in genere la più proficua all'orario scolastico) , e nei quali riponevano i piatti ancora sporchi alla fine del pasto ; lasciamo perdere il chiasso, le lunghissime attese tra primo e secondo, i lanci con le palline di pane, il piatto di minestra che rotola sulle ginocchia, le formiche sulla tovaglia…. 

    Ragazzi ( mi sembra di essere Bersani) , non raccontiamoci favole. La mensa scolastica è tutto, ma di sicuro non è un momento educativo. Io stessa, dopo dieci anni di mensa, a tavola sbrodolo. Sono stata contagiata dal clima di assoluto disordine e noncuranza. E sia chiaro: in mensa sono pochissimi i bambini che mangiano veramente. Quasi tutti aspettano il panino col prosciutto che la mamma gli porta all'uscita, prima di accompagnarli alla palestra di  Karate. 

    La verità è che il TP  di 40 ore è un male necessario , come le scarpe. 

  15. LGO ha detto:

    Ornella, che orrore questo quadro della mensa!
    Nella scuola dove vanno i miei figli è obbligatorio mangiare almeno un po' di tutte le portate, e i piatti sono quelli della mensa. Rimettere i piatti zozzi nello zainetto mi sembra davvero una perversione eccessiva!
    A parte le note di colore, io ho una perplessità di fondo sul tempo pieno, che riguarda  la difficoltà nel ricavare momenti di lavoro individuale. Se un bambino sta otto ore a scuola, io penso che quel tempo lì sia impegnativo e che non sia giusto richiedere un impegno aggiuntivo. No, dico: quanti adulti riescono a tenere il cervello acceso per otto ore? E perché allora dovremmo pretendere di più dai bambini?
    D'altra parte, un momento di riflessione individuale su quello che si sta facendo è necessario – e lo è sempre di più man mano che i bambini crescono. E quando dovrebbero ritagliarsi questi tempi?
    Purtroppo, credo anch'io che il tempo pieno sia un male necessario.

  16. povna ha detto:

    io sono andata tutta la vita in una scuola pubblica un po' particolare, che, proprio perché era particolare (sia da un punto di vista istituzionale, sia architettonico) aveva fondi pubblici in quantità maggiore (pur essendo appunto gratis e pubblica). Per questo non solo la mensa è stata compagna fedele della mia vita da quando avevo 4 anni fin quando ne avevo 23 (gli ultimi 4 ovviamente non a scuola!).
    Noi andavamo a scuola dalle 8.10 alle 16.45, tutti i giorni, tranne il mercoledì (alla francese), quando uscivamo a scelta alle 15 o alle 13. e non andavamo a scuola il sabato (nemmeno al liceo).
    Ovviamente quando uscivamo eravamo in condizione (tranne il mercoledì) di non avere compiti da fare a casa.
    Perché oltre al tempo pieno della maestra e delle altre maestre (siamo stati non unici ante litteram: musica, inglese, con doppia insegnante, italiana e madrelingua, e certificazione First Certificate in Englis in quinta elementare, ginnastica e disegno, ciascuno con una insegnante diversa, per tutti), avevamo sempre almeno 45 minuti (dalle 16) o più (certi pomeriggi dalle 14.10, altri dalle 15.05) nei quali non c'era lezione in pomeriggio, ma eravamo in aula con una educatrice assegnata alla nostra classe all'inizio dell'anno (cosa che garantiva anche compresenze fisse per uscite o mensa, quando c'erano comunque sempre almeno due persone). e chi di noi voleva e non era così babbione da rimandare, faceva i compiti. In questo modo c'era sia lo studio individuale, sia il tempo pieno. 
    E' una situazione molto peculiare, in Italia le scuole come la mia sono 6. Ma per dire che qualche volta un tentativo in una direzione intelligente e pubblica era stato fatto. Il problema è che non lo sa nessuno.

  17. anto561 ha detto:

    @ povna

    Una curiosità : di che tipo di istituto si trattava, e chi (ministro, provveditore, sindaco, papa etc) ebbe a suo tempo questa iniziativa.
    Mi pare che risultati così lusinghieri (povna !) andrebbero ben pubblicizzati e l'impostazione estesa a tutte le scuole del regno. 
    Avessimo fatto io ed Altarf scuole simili, chissà dove saremmo arrivati !!!
    Altro che l'amico d'infanzia ora dirigente di Confindustria !!! 

    Anonimo SQ

    PS io son contento anche così, si intenda ! Anche se a scuola eravamo in 44 in prima, e facevamo i doppi turni perchè non c'erano aule, in 1° media pioveva in classe, ed i doppi turni li rividi pure al liceo, per un anno almeno. Ce la facemmo ugualmente, ma quante capacità sprecate, in noi e negli altri !
    Come dico sempre, non sono i soldi lo spreco più grande, sono le persone lo spreco che più deve indignare.

  18. vnnvvvn ha detto:

    Essere dirigente di confindustria non costituisce titolo.
    nemmeno le dita dal naso sanno togliersi da soli…

  19. vnnvvvn ha detto:

    Conosco gente che ha frequentato le migliori palestre d'Italia ma non è mai diventato un campione.
    Dubito che conti solo la formazione…

  20. anto561 ha detto:

    @ vui :

    Viv, tu parli di informazione, secondo me: io parlo di formazione, integrale, dell'uomo (donna).
    Che poi vuol dire anche informazione, ma anche molto molto di più. Pensa a 'povna, voglio dire, per avere termini di paragone. Ecco.

    Anonimo SQ

  21. povna ha detto:

    per favore (grazie) lasciatemi fuori da termini di paragone (ché per quelli, sempre e comunque indebiti, basta e avanza la mia mamma)

  22. LGO ha detto:

    'Povna, però sono curiosa anch'io di sapere che scuola era 🙂
    Anche Hogwarts (se ho capito cos'è 😉 ) è nata per decreto napoleonico, no?
    C'è un sacco di Napoleone nella tua vita :-))

  23. povna ha detto:

    sì, mia cara, è molto triste che una persona che è cresciuta nel mito dell'Inghilterra e di lord Nelson debba la sua formazione, tutta intera eccetto un anno di materna, all'odiato francese… 

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