pezzi di vetro

Ai ventotto di prima bisogna stare col fiato sul collo. Ogni giorno controllare se hanno fatto i compiti, riportato gli avvisi sul diario, ogni minuto ricordare di prendere il quaderno, aprire il libro, raccogliere la penna, concentrarsi. E' una gran fatica, che per fortuna nel giro di un po' si esaurisce. Arriva il momento in cui possono camminare da soli.
A parte qualcuno, tipo Giovanni.
– Dove sono gli esercizi che avevo detto di fare?
Giovanni spalanca gli occhioni.
– Dai, non ci credo. Neanche stavolta?
Gli occhioni di Giovanni si appannano.
– Non ci riesco.
– Va bene, però avevamo detto che ci provavi e mi facevi vedere dove ti eri impantanato.
– …
– Giovanni, così non ne usciamo. Rispondimi qualcosa.
– Non ho avuto tempo.
– In tre giorni non hai avuto il tempo neanche per un esercizio?
– Ecco, ieri c'erano amici dei miei a casa, tutto il giorno. E sabato sono andato alla manifestazione.
– Giovanni, guarda che la manifestazione era il pomeriggio. E poi se uno vuole andare alle manifestazioni il tempo per studiare lo deve trovare lo stesso.

Ecco, immaginaiamo un Giovanni qualsiasi, che non ha ancora quindici anni.
Prendiamolo, il Giovanni-tipo, e mettiamolo in un grande corteo con i carri e la musica. Un grande corteo dove si sta per riprendersi il futuro, che Giovanni non sapeva ancora di aver perduto, ma ora comincia a crederci.
Lasciamo che Giovanni urli per un po' e si senta grande. C'è anche il fratello maggiore di Giovanni, due file più in là, che di anni ne ha già diciassette e mezzo e sa calcolare delle cose misteriose come il determinante di una matrice.
Poi, all'improvviso, davanti al nostro Giovanni sfoderiamo un bel supermercato dal nome evocativo – non chiamiamolo Sosty, o TrePerDue: chiamiamolo Élite – con le vetrine sfondate. Un bel tappeto di vetri per terra, scatole di cibetti raffinati spiaccicate sull'asfalto, e tutti lì davanti che fanno foto col cellulare.
Può essere che a questo punto una vocina cominci a suggerire a Giovanni che bisogna isolare i violenti, ma magari Giovanni è distratto, e pochi metri più in giù c'è un'automobile, un bel Suv, coi finestrini in frantumi.
E fumo. Laggiù all'incrocio si vede fumo.
E la gente intorno comincia a correre.

Giovanni non ha letto Masse e Potere.
Giovanni non è mai andato a una manifestazione, finora.
Giovanni non sa cos'è un servizio d'ordine.
Giovanni c'è andato perché gli piacevano gli slogan.

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18 risposte a pezzi di vetro

  1. emilystar ha detto:

    perdonami ma questa cosa mi fa una tristezza infinita.
    mi ricordo il mio primo sciopero: chiedo a una mia compagna su che cosa scioperavamo.
    risposta: ma chettifrega??? l'importante è far casino…
    sono passati 30 anni ma nn è cambiato nulla

  2. utente anonimo ha detto:

    Beh, spezzerò una lancia per Giovanni.

    Giovanni è andato alla manifestazione, magari a rimorchio del fratello, o perchè fa fico, dire agli amici che si va a manifestare, fa molto scuole superiori.
    Ma intanto Giovanni ci è andato di sabato pomeriggio, e non di lunedì mattina con la sola motivazione di saltare scuola.

    Io credo che alcune cose stiano cambiando. L'altra settimana ero a scuola e sono venuti tre ex alunni di una collega, che hanno urbanamente salutato e relazionato sui loro primi giorni di superiori anche me. Tre Giovanni che quattro mesi fa erano appena usciti dall'utero caldo e protettivo di mamma Media. Ho chiesto se sapevo per che cosa erano andati a scioperare quella mattina, prima di prendere il pullman, tornare al paesino e passare, da bravi bambini, a salutare gli ex prof. E mentre facevo la domanda avevo già il sopracciglio sinistro alzato.

    Lo sapevano. 
    Nel dettaglio. 

    Sbarbatelli di fresco passaggio alle superiori 1 – prof disillusa 0.

    Ero contentissima.

    Castagna

     

  3. utente anonimo ha detto:

    Sorry: "ho chiesto se SAPEVANO"

    Castagna

  4. anto561 ha detto:

    Tristissimo questo post, LGO.

    Comunque, non so se qualcosa stia cambiando. Gli universitari son diversi.

    Quel che però posso dirvi (e sono parecchi mesi che lo dico) è che ho la sensazione, come disse H. Miller (che era a Parigi nei '30), di essere "sull'orlo di un vulcano"; e lo sento brontolare di tanto in tanto.

    Non so cosa ne verrà, ma alla fine tutti 'sti ragazzi si muoveranno in qualche modo, quando capiranno che non hanno più nulla da perdere. Forse un peggioramento della crisi (qui i genitori di amici dei figli, compagni di università, stanno perdendo il lavoro nelle industrie che annunciano casse int. e chiusure) farà finire i soldi delle famiglie.

    Son anche troppo buoni : sono i nostri figli, li abbiamo educati bene. Noi eravamo + cattivi ! E anche i nostri genitori, sopportavano di meno, e lottavano con + forza.

    Anonimo SQ

  5. povna ha detto:

    E' una strana rete di indizi, fatti, volti, sguardi, che fa rete, mette nella rete, irretisce e (ci) irretisce. E rende molto, molto difficile comprendere in modo univoco questa reatà.

  6. LGO ha detto:

    Emily, se ho dato l'impressione di considerare Giovanni un casinista e basta me ne scuso, perché non è vero. Quelli che vogliono solo far casino c'erano trent'anni fa e ci sono adesso. Nell'intervallo probabilmente sono solo stati  a far casino altrove. Però trent'anni fa, e anche adesso, è pieno di ragazzi(ni) che si interrogano sul mondo, e forse sono ingenui (ma è una colpa così grave a quindici anni? E a venti?) e forse sono idealisti (e questo a me sembra ancora un miracolo, altro che una colpa) e quindi non hanno gli strumenti per pensare anni prima di muoversi: vanno e fanno. Fanno anche cazzate. Noi possiamo ignorarli (finchè non ci bruciano la macchina) oppure cercare di capire cosa li muove e dove stanno andando.
    E io ho i figli troppo piccoli ancora per non chiedermi come sarà il mondo domani.
    (No, questo non è vero. Non so se è per i figli)

    Castagna: Se la vuoi sapere tutta, il fratello di Giovanni, quello grande, è uno di quelli che dopo aver deciso che sarebbe stato tanto bello qualche giorno di didattica alternativa invece di occupare la scuola, si è messo a tavolino e ha scritto una letterina per il collegio dei docenti, con tanto di motivazioni e proposte organizzative…

    Anto: Anche io ho l'impressione di stare seduta su un vulcano. E sì, i nostri genitori lottavano con più forza. I miei senz'altro più di me.

  7. LGO ha detto:

    'Povna: ho l'impressione che questa realtà qui, come tutte le realtà, sia fatta di talmente tanti pezzi, alcuni che s'incastrano malissimo con gli altri.

  8. LGO ha detto:

    E nel mare di quello che ho letto in questi grioni,  volevo segnalare questo.

    E questo.

  9. povna ha detto:

    Li avevo visti, cara. Ma, ti dirò. Da un lato non mi riconosco proprio nella lettura della manifestazione di Heidi e Hello Kitty (la manifestazione dà fastidio già in quanto bloccante il traffico, normalmente in quanto connessa a uno sciopero – se mai si potrebbe dire che troppe manifestazioni, anche qui: 7, 8, 15 ottobre, ne annullano il senso, e lo rendono non per chi e per che cosa dici chi le organizza e ci va, ma per quante ne fanno, uno strumento abusato). Il post del corpo delle donne (ma lo sai) a me non convince del tutto, anche se ha il merito di ricordare sia la questione scollamento generazionale (quali contatti hanno i giovani coi quarantenni? che poi è quanto diceva, per altre vie, anche lo Scorfano) sia la questione che la violenza è implicita nel movimento – le denunce webbistiche, come dicevamo ieri, ne sono solo una faccia. però mi pare troppo velocemente liquidatorio della formula grande manifestazione solo perché a) loro non hanno aderito; b) a loro non piace; c) questa non è riuscita.
    Io negli anni Settanta c'ero, ma ero troppo piccola per ricordarmi molto altro da fumogeni, corse, cortei e la (per noi di quell'anno) immutabile connessione tra Heidi e il rapimento Moro (altro che Hello Kitty!).  (Nonostante la presenza in famiglia di tutti i pezzi caldi dello scontro sociale: dalla terrorista, ai miltanti PCI ai possibili bersagli mi abbia mostrato probabilmente come a molti un bel po' di cosine più o meno in diretta). Eppure tutti abbiamo gli occhi per leggere gli archivi o le collezioni in casa di giornali e volantini, e molti dei toni, delle cose che si dicono oggi (ed è quello l'unico filo che la  memoria mi ripropobe ossessivamente da alcuni mesi) assomigliano pericolosamente a quelli. Cosa che rende Genova (se mai ci fosse bisogno di ribadirlo) lontana mille miglia e il presente assai più oscuro.

  10. lerinni ha detto:

    mi fa tristezza, sì, ma… magari la vicinanza con suo fratello (complimenti! per la lettera, dico, per la testa che dimostra di avere) e con quelli più motivati di lui a qualcosa servirà. magari solo a chiedersi che cosa avessero da protestare, in un istante magico in cui la nebbia nel suo cervello si dissolverà. dai, speriamoci un po'…

  11. utente anonimo ha detto:

    Oggi la mia prima si è buttata nel discorso manifestazione.

    Io non insegno storia lì, nè in alcuna classe quest'anno, e non potevo dilungarmi.

    Segnalo questa, dal nulla, di Calimero:
    "Ma se adesso manifestano perchè non c'è lavoro, vuol dire che noi non troveremo lavoro?"
    Chapeau: undici anni, piccolo e nero, e già molto più consapevole dei problemi di questa generazione di parecchi adulti che conosco. 

    E Winnie Pooh, undici anni pure lui, "chiamatemi Jay-O", faccetta sincera e enorme fiducia nella sua prof di lettere:
    "L'ha vista la foto di quello mezzo nudo che tirava l'estintore?" (no, non l'ho vista: veramente c'era uno che tirava un estintore? per la serie: la storia allora non insegna un tubo?)
    Comunque a Winnie Pooh ho risposto:
    "G., non parlare mai di estintori a un Genovese."
    "Perchè?"
    "Te lo spiegherò, un giorno."
    Me l'ha richiesto un'ora dopo e anche a fine lezione. Non gliel'ho spiegato.

    Castagna

  12. LGO ha detto:

    Castagna, prima o poi glielo spiegherai? Diventerà grande anche lui.

    Erinni: be', per Giovanni la speranza è che arrivi presto a fare a meno del fratello. Manifestazione a parte, è troppo ingombrante.

    Povna: del post di Lorella Zanardo volevo sottolineare che è uno dei pochi che accantona per il momento l'analisi e prova a proporre una linea di condotta. In questi giorni ci sono state alcune derive che non capisco (che senso ha stare a discutere su questioni che ora secondo me sono marginali – come quella che/se le donne sono violente come o meno degli uomini?), posizioni che non riesco a condividere (ho letto un post di Michela Murgia che mi sembra un po' fuori dal mondo. Se uno non ha soldi/lavoro/risorse/è disperato che senso ha proporgli di dedicarsi al bello? Immagino che il massimo che ci si rimedi sia un sonoro vaffanculo, se va bene)
    Poi, una delle strade più lunghe e faticose, ma sicura, per costruire qualcosa passa dalla scuola, e Lorella Zanardo l'ha capito/lo dice.
    Spero che altre strade si possano pensare e sperimentare.

  13. povna ha detto:

    Non so. A me è sembrato che nel post la Zanardo non parlasse della scuola (non a caso la parola "scuola", al singolare, non c'è mai – c'è scuole, al plurale, quelle in cui va a parlare lei), ma di dove lei va a incontrare i giovani, che è cosa – magari splendida – ma indubbiamente molto diversa. Per il resto, io non sono sicura che proporre pratiche prima di analizzare sia sempre un bene. A meno che, certo (ma questo il corpo delle donne lo pensa da sempre), non si sia sicuri di avere una chiave di lettura che funzioni.

    (ma, ti ripeto, sai che io su una certa parte del movimento femminile sono, forse a torto, molto scettica. Quindi le mie riflessioni sono da prendere con più grano salis di sempre).

  14. utente anonimo ha detto:

    Spero che altre strade si possano pensare e sperimentare.

    C'è chi ha provato a percorrere altre strade…
    http://www.corriere.it/esteri/11_ottobre_19/usa-arrestati-citibank-chiusura-conti-correnti-cruccu_58b4620c-fa3e-11e0-81c3-3aee3ebb3883.shtml

  15. utente anonimo ha detto:

    Chiedo scusa… ho dimenticato la firma…

    Voulaz

  16. LGO ha detto:

    Voulaz. Ho visto. Boh. Ha senso? Cioè, se si va un venti a chiudere il conto lo si sta facendo perché si crede in questo tipo di una protesta contro le banche o perché si vuole focalizzare l'attenzione, ma in realtà si sa che quella protesta lì non serve a niente?

  17. utente anonimo ha detto:

    Ha senso?
    Non so se questo tipo di protesta sia utile o controproducente: se in tanti chidono il conto in una banca, alla fine a rimetterci rischiano di essere solo quelli che non sono riusciti a chiuderlo e chi lavora in banca…

    In ogni caso non ha proprio senso il fatto che venga arrestato chi ha intenzione di chiudere il conto!
    (Anche se va presa con beneficio di inventario la ricostruzione fatta nell'articolo)

    Voulaz

  18. LGO ha detto:

    Poi chissà quanto li hanno trattenuti.
    Allora, se lo scopo principale è fare notizia, tanto vale baciarsi 😉
    (Da PiovonoRane, gugolando, vedo che *protestare baciandosi* nell'America Latina ha un certo successo)

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