(…)

Mi sono riletta  i post della 'Povna e della Nocciolina con tutti i commenti, e che dire?  Meno male che le cognate non passano di qui.
Sì, il marito mi ha criticata – dice che anch'io non mi rendo conto di quanto è stressante il suo lavoro (il suo di lui, non quello della cognata), e riesco a concentrarmi solo sul mio ombelico.
Il che è vero, ovviamente, e la mia unica giustificazione è che è una barbara reazione umana. Mea culpa.
Del suo lavoro so solo che per contratto sono previste 36 ore settimanali, ma esce di casa all'alba e torna spesso dopo 12-13 ore. Lavora due week end al mese, ma nessuno gli paga gli straordinari e le (decine) di ore in più non so neanche che fine fanno. Un regalo all'azienda, credo. Anche lui a volte non fa pipì finchè non torna a casa.
Questa è solo la contabilità spiccia, da qui non si può aver consapevolezza dei livelli di stress che raggiunge.
Mio fratello? Mio fratello fino a qualche anno fa quando voleva venire in Italia si doveva licenziare: semplicemente, non aveva mai ferie a sufficienza. Ora che è diventato artefice del suo destino, non viene proprio più.
E allora? Immagino che anche fare la cassiera in un ipermercato possa essere molto stressante. Lo stress si può anche misurare, ma è questo il punto?

Credo di averlo scritto anche da qualche altra parte. Io ho scelto di insegnare quando sono rimasta incinta e mi hanno tolto dai progetti a cui lavoravo e messo al servizio clienti. L'ho scelto mettendo sulla bilancia lo stipendio più basso con la flessibilità oraria, essendo consapevole del fatto che avrei comunque dovuto lavorare ben oltre le diciotto ore di cattedra (mia madre insegnava – intendo dire che lo faceva davvero). Mi sembrava un buon compromesso, e in linea di massima lo è stato.
Certo, è una favola che si racconta fuori della scuola quella che l'orario di lavoro possa adeguarsi alle esigenze delle mamme con figli piccoli – anche quando avevo la riduzione oraria per l'allattamento nessuno mi è venuto incontro: facevo sei ore di meno e basta, a volte avevo la prima e l'ultima ora di lezione ed abitando dall'altra parte della città rispetto alla scuola per allattare i figli dovevo svegliarli all'alba e poi aspettare il primo pomeriggio.
E ovviamente non potevo e non posso prendere permessi per andare alle recite o ad aiutarli a fare i lavoretti, come la maestra del nano vorrebbe.
Sono anni che faccio nevrastenicamente la mamma dalle quattro di pomeriggio all'ora di cena, e poi mi metto a lavorare, fino a notte fonda. Domeniche comprese.
Ormai non riesco più a dormire. Anche quando vorrei, come in questi giorni, passate quattro cinque ore mi sveglio e vado in tilt. Altro che sei mesi di vacanza, mi ci vorrebbero almeno due anni.

In questi giorni sto a casa. Ci sono i ragazzi impegnati negli stage estivi, quelli che devono fare l'esame di maturità. Ho del materiale da preparare, e lo devo fare ora perché quando ricominceranno le lezioni verrò di nuovo travolta. Certo, tra una cosa e l'altra posso mettere in ordine gli armadi (il mio non ce n'è quasi bisogno, dato che lo scorso autunno non ho fatto in tempo a fare il cambio di stagione, e i vestiti estivi sono già al loro posto). A luglio partirò, e sarà un po' lavoro e un po' spero anche vacanza. Certo non mi sento la vittima sacrificale, ma se è un investimento che faccio per la mia crescita professionale mi avrebbe fatto più piacere se fosse stato poco poco riconosciuto.

Quest'anno è stato molto faticoso. Sì, perché insegnare mica vuol dire che ti prendi una laurea e vai. E cambiare scuola può voler dire ricominciare non proprio da zero ma da molto vicino. Non è lo stesso fare matematica in tre prime o fare matematica e fisica in una prima, una quarta e una quinta (PNI), tanto per dire. Questa è una cosa che quando si parla dei precari non si dice quasi mai, chissà perché. E non è lo stesso insegnare italiano e latino o educazione fisica, forse possiamo pure dircelo. Ché magari i tempi di recupero di cui gli insegnanti avrebbero bisogno sarebbero pure diversi, no? Una bella idea sarebbe magari quella che per contratto il coordinamento delle classi, la verbalizzazione delle riunioni,  il ricevimento finale dei genitori, i rapporti con le famiglie li curassero gli insegnanti di educazione fisica, per esempio.
Vabbe', non so più che dire, si vede che fa troppo caldo.
Ecco, solo questo: sono (ancora) sana di mente e spesso a scuola mi diverto. Mi piace. Questo lavoro mi ha aiutata nei periodi più faticosi, quando credevo che non sarei riuscita a farcela con tutti quei bambini piccoli. Mi serviva a tenere la testa in moto, a concentrarmi su altro, a cercare gratificazioni. Ho imparato tanto e continuo a farlo. Probabilmente ci sono milioni di insegnanti migliori di me, ma io di sicuro non rubo nulla a nessuno. Anche ora, mentre sono qui a casa mia con le finestre spalancate e il tavolo coperto di carte.
La prossima volta che qualcuno mi dirà dei tre mesi di ferie, sarò educata e cortese come sempre.
Problemi suoi, e c'è molto di peggio al mondo.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

6 risposte a (…)

  1. povna ha detto:

    Cara, non riprenderò la questione, ché tanto come la pensiamo lo sappiamo. Però due cose in tema (e una OT).

    La prima è che la questione dell'adattabilità dipende probabilmente dalle scuole e dalle regioni: nella mia esperienza, in tutte, e sottolineo tutte, le scuole di cui ho avuto notizia si è cercato nei limiti del possibile di aiutare sempre le mamme, persino al di là di chi a certe cose aveva diritto per legge. Con buon senso e buona volontà (il che significa: non poter sempre accontentare tutto, ma riuscire a fare compromessi accettabili per i neo, o semineo-genitori).

    La secondo è che io non lascerei mai e poi mai il coordinamento delle classi: è faticoso, è onere, ma è mio pregio, privilegio e onore (che poi lo debbano, se vogliono, fare tutti gli insegnanti, su questo convengo. Ma per esempio da noi segretario verbalizzatore è quasi sempre l’insegnante di ed. fisica e di religione).

    Infine, OT: per la terza volta si fila se mi fermo a scrivere un commento a pop-up dopo un po’ c’è qualcosa che mi impalla e blocca il computer tutto… Vedi mai se c’è qualcosa che non va.

  2. vnnvvvn ha detto:

    Povna è andata a Lilliput? il suo commento è a rischio cecità (e ora vediamo se anche il mio)

    io come funziona la storia dell'orario non lo so. Conosco la storia di profemate, nonna-prof in part time a cui avevano adattato l'orario alle sue esigenze (certo non tutte ma andandole incontro nei limiti del possibile)

    Il mio pensiero l'ho espresso da Povna e Noisette qui aggiungo solo una cosa. Avete più tempo degli altri lavoratori, è un dato di fatto ma sbattetevene di chi vi critica!
    E' una guerra persa cercare di far capire le cose a chi non le vuol capire e chi insegna dovrebbe saperlo più degli altri…

  3. povna ha detto:

    'povna per evitare di far bloccare il computer la quarta volta l'ha scritto su word il commento e poi incollato, ed è venuto così…
    scappo prima che si blocchi di nuovo…

  4. LGO ha detto:

    @Viv: sì, in effetti è una guerra persa 🙂

    @'povna: anche lo stile del  coordinamento probabilmente dipende dalle scuole. Io non ho nessuna intenzione di delegare o rinunciare al rapporto con le famiglie. Ma le ore buttate a trascrivere le assenze, o ad aspettare di riuscire a parlare al telefono con i genitori fantasma, o a raccogliere i voti dei colleghi per riempire pagellini o tabelloni, be' in quello non ci trovo nulla di particolarmente onorevole :-/ Quanto i verbali, finora non ho incontrato nessun insegnante di religione o di educazione fisica che verbalizzasse. Per l'ottima (?) ragione che loro spesso avendo molte classi raggiungono velocemente il tetto delle 40 ore e sono assenti alla maggior parte delle riunioni. E su questo non commento oltre . Il che ovviamente non vuol dire che non ci siano splendidi colleghi ovunque 🙂

    Quanto all'orario secondo le esigenze personali, finora non mi è capitato. Ma io devo dire che non sono una che farebbe anticamera davanti alla porta del dirigente per ottenere qualche privilegio in più, e nella mia (molto limitata) esperienza questo era spesso l'unico modo (molto all'italiana) di ottenerlo. Credo che sia questione di cultura (anche regionale, forse: siamo o non siamo romani de roma?) e di stile della/e dirigenza/e 🙂

  5. lanoisette ha detto:

    carissima,
    sai qual è il punto, secondo me, della questione?
    che nessuno negherebbe il fatto che fare l'operaio in fonderia sia faticoso, nessuno riterrebbe un privilegio la giornata libera degli infermieri dopo il turno di notte, nessuno proverebbe a sindacare sulla delicatezza della professione medica, ecc ecc…
    ecco, io vorrei che la responsabilità/fatica/delicatezza del mio – nostro – lavor vengano riconosciute.

  6. LGO ha detto:

    Che poi se venissero riconosciute anche il tempo che i bambini/ragazzini/ggiovani passano a scuola acquisterebbe anche un senso.

I commenti sono chiusi.