Blogging su scuola italiana

Oggi ci sono un sacco di blog che scrivono sulla scuola.
La scuola come la vorrei.
La scuola è il mio pane – pane e poco più – e leggere i post sulla scuola mi procura sempre sentimenti contorti. Sì, insomma, è chiaro che a parlar di scuola prima o poi si parla anche di insegnanti, e come li si vuole seri e preparati, e come devono motivare e coinvolgere, e come siano pochi, in fondo, quelli che lo sanno fare.
Tutto sacrosanto, per la verità. Anche io vorrei medici seri e preparati, e commessi alla posta allegri e gentili, e mi sembra che, in fondo, quelli che puliscono le strade con passione non sono poi così tanti.
Non parliamo degli idraulici, signora mia.
Però, non posso fare a meno di interrogarmi: io, che non l'ho scelto, faccio bene questo lavoro? Io, che misuro le aspettative degli altri col metro della loro indifferenza. A volte del loro disprezzo: guadagno poco, e se devo scegliere – e devo farlo – preferisco un libro a un paio di scarpe coi tacchi.
Non lo so. A me sembra di essere un insegnante normale, con le sue passioni e le sue debolezze.
A volte vorrei sentire meno pressioni, essere libera di dimenticare che nel centinaio di ragazzi di cui mi devo occupare quest'anno c'è Anna, che sta dimagrendo a vista d'occhio, o Attilio, che sfugge, o tutti gli altri che trascinano a scuola, faticosamemente, le loro famiglie sconclusionate e le loro adolescenze inquiete.
E' accettabile un insegnante normale?

Ci penserò domani, ora ho troppo sonno.
E mentre scrivo l'iconcina delle mail mi avvisa che Giacomo sta modificando le pagine sul nostro sito di classe, e sono curiosa di vedere cosa sta combinando.
E poi stamattina, mentre si discuteva del tempo, della luce e di Einstein, Marco – che di solito gioca ai giochini o al più legge il giornale  – ha commentato
– Prof, certo che un treno pieno di fisici dev'essere proprio un gran casino!
E tutti sono scoppiati a ridere.
Uno la scuola se la ricorda per queste piccole cose.

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6 risposte a Blogging su scuola italiana

  1. utente anonimo ha detto:

    e dio benedica le piccole cose e gli insegnanti normali. A me sembra che, scelto o meno, tu questo mestiere lo faccia con serietà, impegno e partecipazione e uno che vuole di pi`¨da un insegnante?

    Mammam

  2. LGO ha detto:

    Ah, non lo so 🙂
    No, veramente una vaga idea di come potrebbe essere meglio (insegnare in sé, lasciamo perdere i soldi per le fotocopie e la carta igienica) io ce l'avrei. Ma è un'idea che cozza con le classi di 30 alunni e tutto lo scibile compresso in poche ore di lezione…

  3. utente anonimo ha detto:

    E meno male che gli insegnanti sono persone normali, di buon senso, con testa e sentimenti e che ce l'hai ricordato. Perché gli studenti sono giovani persone che hanno bisogno non solo di nozioni, ma anche di esempi di comportamento. Ciao. Do minore

  4. utente anonimo ha detto:

    lascia perdere.
    Averne, di colleghe come te.

    Castagna

  5. profSil ha detto:

    Tutti gli insegnanti speciali sono uguali, ma ogni insegnante normale è normale a modo suo.

  6. RobertoilGrigio ha detto:

    Io non ricordo molti alunni, ma moltissimi di loro si ricordano di me. Quando li incontro mi presentano mogli o mariti, figli e figlie. Non so cosa sia riuscito a dare loro, ma a tutti ho dato i mio rispetto e il mio impegno. E se, dopo quaranta anni, alcuni sentono il bisogno di abbracciare il loro vecchio normale e rompiballe insegnante un nodo mi prende alla gola … 

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