primavera romana

Il sabato mattina vado a fare la spesa. Vado al mercato, e quando c'è il sole ed è abbastanza presto è anche piacevole. Per arrivare lì c'è un incrocio, con un passaggio pedonale oltre il quale il marciapiede si allarga. Il piccolo di casa, se è con me, mi stringe sempre forte la mano prima di attraversare. Ma si chiacchiera e dopo un po' passa tutto.
Un paio di settimane fa, in mezzo allo spiazzo c'era un signore ben vestito, anche se un po' spiegazzato. Con delle scarpe nere di vernice, e muoveva i piedi senza meta, forse a disagio.
Mi si è avvicinato, mi ha chiesto se gli potevo dedicare un minuto.
– Mi scusi, sono imbarazzato. Sono un medico somalo, sono dovuto andare via dal mio paese e ora vivo all'ambasciata. Ma non ho i mezzi per comprare da mangiare, mi può aiutare per favore?
Un tempo, quando L era piccolina e andava al nido, passavo spesso davanti a quell'ambasciata. Il cancello era sempre chiuso. Come fai a sapere cosa succede dentro, se i cancelli sono chiusi?
Eppure, i rifugiati somali erano già lì.

Poco più in là, sullo stesso marciapiede, negli utlimi giorni incontro sempre un ragazzo. Bianco, ha agli occhi spaventosamente azzurri. E non è vestito decentemente, no, è tutto lacero e scalzo, e ha uno sguardo che a me sembra spaventato. Anche lui vuole essere aiutato.
– Dammi qualcosa.

Oggi al mercato mentre mi chiedevo oziosamente se comprare o no altri fagiolini, è passato dietro di me un ragazzo. Chissà perché ho pensato che poteva essere uno dei tunisini scappati da Manduria, uno di quelli che ce l'ha fatta.
Ce l'ha fatta ad arrivare fin qui, e si aggira affamato in mezzo ai banchi gonfi di cibo.
Probabilmente non sa neanche una parola di italiano.

Ho smesso di chiedermi che paese siamo, ma non posso smettere di chiedermi che persona sono io, con i miei fagiolini e la ricotta per i miei bambini.
Dura un po', poi torno a casa.

(Al video ci sono arrivata da qui. Qui ci sono delle foto. E poi ho letto questo.)

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2 risposte a primavera romana

  1. utente anonimo ha detto:

    Guarda, per me è uno strazio ed un conflitto di coscienza insanabile. Sono profondamente convinta che il problema dei bisognosi, di qualsiasi genere e tipo, non possa essere affrontato a livello individuale e che non sia nemmeno giusto a livello di principio. Il mio dare dei soldi – pochi o tanti – a qualcuno mi è sempre sembrato uno scarico di coscienza innanzitutto. E poi come fai? ti metti a distribuire moneta ad ogni piè sospinto, ne dai solo a qualcuno (e con che criterio) o non ne dai a nessuno? Io sono sempre stata per l'ultima ipotesi scegliendo semmai un'associazione a cui fare un versamento periodico (e anche qua sono grane perchè preferirei che i miei pochi danari non andassero a sostenere un'apparato bensì direttamente a qualcuno).

    Ma recentemente sono sempre di più, la scusa di farsi pulire il vetro o di comprare la caccavella non regge più (qua non se ne vedono nemmeno più nè gli uni nè gli altri) e semplicemente trovi gente buttata a destra e manca che chiede.

    E come fai a distinguere tra quelli che chiedono per professione (che mi va benissimo ma non intendo essere il loro datore di lavoro) da quelli che non sanno più dove battere la testa?

    Qualche tempo addietro, in un tardo pomeriggio invernale e piovoso, salta vuori dall'incavo di una vetrina una donna dall'apparenza povera ma ordinata che spingeva passeggino e piangeva e si lamentava chiedendo. Io e mia figlia tiriamo dritto ma dopo quache passo mi penetra nel cervello il fatto che costei biascicava qualcosa circa non avere i soldi per il latte. Insomma, mi sono sentita la regina delle merde, mi è venuto un magone royale ma eravamo ormai parecchio oltre ed il dubbio che alla fine fosse una bufala mi ha trattenuto dal tornare indietro. Tempo una settimana ed eravamo a cena da un'amica che abita nella zona. Le racconto l'episodio ancora con un certo pathos e lei si fa una risata e dice "ah ma è quella che piange!! non ti preoccupare fa sempre così!". Ed in effetti l'ho poi incontrata altre volte a far la stessa scenetta. Le avrei tirato il passeggino sulla capa.

    Oggi ho dato 50cent ad un signore nero che stava seduto sul gradino della panetteria dove avevo appena comprato pane e pasta per la pizza ….

    Insomma ho scritto un capitolo per dire fondamentalmente "è un casino!!"

    /graz

  2. utente anonimo ha detto:

    Aspetto di vedere se aprono davvero i centri per i migranti anche nel Nord. Posso dare cibo, vestiti, le mie competenze linguistiche e didattiche. Ma non so se riuscirò ad avvicinarmi. Sono una donna, mio marito mi farà opposizione pensando che mi cacci nei guai, e quel che vedrei se entrassi, sicuramente, prima di tutto mi spaventerebbe, poi mi indurrebbe alla denuncia, e sono sola.

    Posso sperare che si attivi un centro per l'intercultura di qui che funziona bene, inserirmi in una loro attività. Ma varie volte, in questi anni, ho pensato a cosa fare se vivessi a Lampedusa, in una casetta vicino alla spiaggia. Probabilmente cercherei di allungare dalla finestra medicine, cibo, acqua, coperte, sapone, a chi passa. Ma quando ci penso capisco che la mia porta avrebbe una serratura e io avrei paura di incontrare la persona sbagliata. O della polizia. Io detesto la polizia, generalmente.
    E poi penso a quella scenadi "Un'arida stagione bianca" in cui dalla porta sul retro della casa dell'avvocato continua ad arrivare gente. Credo che scapperei, dopo un po', e credo che non me lo perdonerei mai.

    Castagna

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