Non è tutto oro

La mamma di Carlos era già venuta una volta a parlare con me.
Vabbe', non è esatto: l'avevo mandata a chiamare.
Però era stata contenta, anche perché il mio orario di ricevimento (chiedo venia, si chiama così anche se è semplicemente l'ora in cui non sono in classe e sono lì a parlare con i genitori) è alle 8 di mattina. Un orario comodo per i genitori che lavorano, anche se è l'unica mattina che potrei prendermela un po' più con calma. Vorrei che i miei colleghi usassero la stessa gentilezza con me quando mi tocca fare il genitore, ma pazienza.
La mamma di Carlos è una di quelle che lavora, appunto.
Lavora e cerca di non far mancare nulla al figlio, l'unico che ha – come lei è il suo unico genitore -.
Quando parla di lui, di tutto quello che le costa far studiare questo figlio, di tutto quello che vorrebbe che diventasse, le vengono un po' gli occhi lucidi, ma io sono la prof e non ci possiamo abbandonare alla commozione.
Vorrebbe raccontare di quando andava a scuola lei – e non dev'essere molto tempo fa, perché la mamma di Carlos è ancora giovane.
E' un tempo lontano lo stesso, perché è il tempo di un luogo lontano dove ancora i bambini e le bambine devono pensare prima alla pancia che al resto, e i libri sono un lusso.
Carlos lo sa e non lo sa. La sua mamma è giovane e bella, e lui non vuole farle del male, ma anche lui si sente giovane e bello, e poi la sua vita è qui, e i suoi compagni hanno l'i-coso, le maglie da fighetti, i cognomi italiani i papà importanti. I libri sono l'ultimo dei suoi problemi.
E così Carlos ha avuto una brutta pagella, e poi un brutto pagellino.
E io immagino la sua bella giovane mamma, che rimpiange i suoi libri di scuola e gli chiede di fare promesse, e lui un po' ci crede e la consola. Ma poi a scuola gli sembra tutto diverso.
–  Lo sa, Professoressa, che mi hanno telefonato? Mi hanno detto di ritirarlo dalla scuola.  Ma se anche dovesse essere bocciato, io  preferisco che resti in questa scuola qui. E soprattutto non vuole andarsene lui. Si è innamorato di Laura, ma non gli faccia capire che gliel'ho detto, per carità.
Laura è una di quelle brave. Laura andrà in seconda con tutti otto e nove, lo sappiamo tutti.
Ma non è per questo che la storia d'amore tra Carlos e Laura è già finita prima di cominciare.
Però, signora, io le devo dire una cosa. Carlos è già stato bocciato l'anno scorso, e quando uno viene bocciato due volte l'iscrizione per la terza volta non è automatica. Ci sarà una votazione.
Questa cosa non la sapevo. Nessuno me l'ha detta. Mi hanno detto solo di portarlo via.
– Signora, mi dispiace. In ogni caso, lei faccia liberamente quello che crede, nessun segretario può obbligarla ad andare via dalla scuola.
– E se non venisse iscritto potrei riavere indietro i cento euro dell'iscrizione?
– Signora, i cento euro sono un contributo volontario. Non era obbligata a pagarli.
– Anche questo nessuno me l'ha detto. Ho dovuto chiedere un anticipo sullo stipendio, questi cento euro io non li avevo. E se non viene iscritto qui, non posso pagarli due volte.

Il Primo Liceo.
Le mura umide.
I gradini incavati da anni e anni di passi.
Un po' di marcio tra le fughe delle antiche mattonelle  a scacchi.

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11 risposte a Non è tutto oro

  1. LaVostraProf ha detto:

    Non so che dire.

  2. vnnvvvn ha detto:

    Sto testone non ce la fa a farsi almeno rimandare?

  3. musicamauro ha detto:

    non so se sia questo il caso, naturalmente, ma molto spesso una buona parte di noi pensa che Carlo o Carlos siano, in fondo, allievi uguali e con uguali possibilità, ai quali richiedere le medesime prestazioni…
    poi … certo, ognuno di noi ha avuto la sua Laura impossibile a 15 anni. 😉

  4. utente anonimo ha detto:

    Ci sono momenti difficili. Per Carlos, per la mamma di Carlos, e anche per noi che li vediamo soffrire.

  5. lerinni ha detto:

    mi si stringe il cuore… (saggio commento, musicamauro!)

  6. lameringa ha detto:

    Ognuno di noi viene confrontato quotidianamente con queste storie di ordinaria dis-integrazione…io c'ho i miei jonut e denisa, ed è sempre un colpo al cuore rendersi conto di quanto poco basterebbe per restituire loro almeno la dignità. Bel post!

  7. utente anonimo ha detto:

    Purtroppo Carlo e Carlos non sono uguali: se pure arrivassero entrambi alllo stesso risultato il secondo ci arriverebbe dovendo affrontare un sacco di difficolta che il primo semplicemente non conoscerà mai. Se potessi parlare con questa mamma le consiglierei di far capire a suo figlio quanto è importante lo studio magari "approfittando" delle vacanze estive per far lavorare il ragazzo: quei lavoretti dove si fatica tanto e si guadagna pochissimo; scommetto che poi guarderà allo studio in maniera diversa.  Ciao, sicampeggia

  8. LGO ha detto:

    No, Carlo e Carlos sono diversi e avrebbero bisogno (forse a quindici anni perfino  diritto) di cose diverse. Il fatto è che è molto difficile pensare a qualcosa per ciascuno (differenziare, calibrare, tutta quella roba lì) perché io sono una e loro ventotto, ventinove, trenta…e questo è un aspetto.
    L'altro aspetto è quello dei diritti, che per qualcuno sono meno tutelati – è un dato di fatto. Si può cercare di tamponare un po', intervenendo dove si riesce, ma è come vuotare il mare col cucchiaino, e per una situazione che riesci a risolvere ce ne sono altre venti che ti sfuggono.
    Poi c'è l'amarezza del contorno, ché insegnare in una scuola che fa del merito la propria bandiera ti rendi conto che può nascondere altrettante porcherie di quelle che trovi in una scuola che, fingendo di accogliere tutti, in realtà non aiuta nessuno.
    La sofferenza dei ragazzi con problemi… quella, non c'è nulla da fare.

  9. povna ha detto:

    ma infatti la(e) domanda(e) è(sono):
    – dove erano gli insegnanti del Consiglio di Istituto quando è stata votata la non rimborsabilità del contributo volontario? (non è di legge, è oggetto di votazione e se qualche insegnante lo avesse proposto avrebbe avuto, visto l'alto numero di genitori nel Consiglio, sicuramente la maggioranza);
    – dove era il Consiglio di Classe mentre una segreteria anonima si permetteva di sostituirsi alla funzione docente per telefonare alla famiglia e dire di ritirare il ragazzo da scuola (nessuna segreteria, per legge, ha diritto di fare una cosa del genere se non con il beneplacito del CdC, che è sovrano anche rispetto a un eventuale parere del Preside)?
    – ma (e soprattutto): dove era il Coordinatore per spiegare ai ragazzi (a tutti e in specie agli stranieri), quando sono state distribuite le pre-iscrizioni: a) che è una baggianata la storia che è obbligatorio consegnarle entro febbraio; b) (e soprattutto) il significato della parola "volontario"?

    Perché Carlo è diverso da Carlos, ma tutti sono uguali nell'essere troppo spesso considerati 'clienti'. E gli insegnanti dovrebbero stare lì anche e soprattutto a fare i mediatori tra i tre vertici del triangolo scuola-genitori-alunni, a prescindere dal 'prestigio' della scuola… Meno male che finalmente, parlandoti, la mamma di Carlos si sarà sentita per una volta non usata ma ascoltata… Coraggio!

  10. LGO ha detto:

    Povna: all'ultima domanda ti rispondo subito, perché il Coordinatore era (sono) io, e a queste cose ci sto attenta. Che il contributo fosse volontario l'ho chiaramente specificato, così come i termini di scadenza delle iscrizioni (essendo biennio poi non sarebbe neanche necessarie). Ma non è che posso telefonare a casa a tutti i genitori per assicurarmi che i figli abbiano riportato fedelmente tutto quello che ho detto 😦
    D'altra parte, non posso impedire al Dirigente di comunicare con le famiglie. O sì?
    Tamponiamo, quando possiamo

  11. povna ha detto:

    Sul Dirigente in realtà per una cosa così grave sì, perché il CdC è sovrano, e quindi è vero che sulla reiscrizione è il collegio che vota, ma nell'anno in corso su una cosa del genere il Preside vota, e in caso di parità vale doppio, ma se il CdC dice che il tizio non va fatto ritirare e non va contattato, beh, il dirigente si astiene, punto. (è una delle poche volte che i Decreti delegati hanno ottenuto qualcosa di positivo…)

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