Dato un corpo K

Quando ho saputo del trasferimento nel PrimoLiceo, nel luglio scorso, valutavo gli enormi benefici di lavorare a dieci minuti di motorino da casa.
Sveglia poco prima delle 7.  Poter andare e tornare nel caso di buchi lunghi, ché a scuola a volte passano due o tre ore tra le lezioni e le riunioni pomeridiane, e spesso si perde un sacco di tempo, dato che non esiste un posto – una sedia – dove lavorare un po’ in pace. Cose così.
E poi qualche vecchio amico. E’ bello arrivare in una scuola e trovare vecchi amici.
Il PrimoLiceo si è rivelato sorprendentemente pieno di NuoviColleghi. Ci sono scuole dove i colleghi si muovono come fantasmi, fai fatica anche a riconoscere le facce.
Nel PrimoLiceo invece sono lì, in carne ed ossa. Compresi i MostriSacri.
I MostriSacri sono i Professori con la P, gli alunni si iscrivono proprio in quella scuola solo per loro. Quelli che hanno i fan su fb, il tappeto rosso che si srotola lungo le scale, il cappello pieno di ditate di gesso e ti buttano lì qualche equazione differenziale su un pezzetto di giornale dicendo “Mi è venuto un mente questo problemino”.
Poi sono state fatte le cattedre, e io ho ricevuto in eredità la classe di un MostroSacro.
Il primo giorno di scuola lui è entrato in classe, per abitudine, e loro l’hanno accolto con gli occhi liquidi, come a dire  E questa qui chi è? Perché ci hai lasciato con lei?
Ma non era colpa mia, e neanche sua. Non è stata colpa di nessuno.
Mi sono guardata le scarpe, era ancora bel tempo e avevo i sandali blu.
Ho pensato che forse avrei dovuto comprarmi qualcosa con un po’ di tacco, e una gonna decente. Le mie colleghe del PrimoLiceo hanno un po’ di tacco e delle belle gonne.
Ho aperto alcuni vecchi libri di matematica e ho lasciato perdere i sandali.
Poi ha cominciato a fare più freddo, e ho pensato che forse avrei dovuto comprare una giacca. Una giacca vera, da signora. Insomma, qualcosa di diverso dallo scafandro nero di plastica che uso per via del motorino. Non ho neanche un cappotto. Cioè sì, ho un cappotto che non metto da quindici anni, magari è pure tutto mangiucchiato dalle tarme e non me ne sono mai accorta. E anche le scarpe. Le mie scarpe sono belle, secondo me, ma certo non sono da signora. Ne ho un paio in particolare di molto comode, anche se quando giro per la classe scricchiolano in modo sinistro.
Aspetterò i saldi, mi sono detta. Ma non ne ho fatto nulla. Con i tacchi non saprei camminare tra i banchi.
Ho pensato che magari loro mi riconoscono dallo  scricchiolio delle scarpe che scricchiolano, forse ridono anche di quelle mie scarpe. Chissà, può essere che si siano accorti  che quando piove invece non le metterei mai, perché quando piove preferisco la gonna e gli stivali, almeno si asciugano subito. Una gonna nuova però non l’ho comprata: metto sempre le solite, quelle abituate alle ditate di gesso.

Ieri mi hanno chiesto se l’anno prossimo sarò ancora con loro.
Forse non mi servono vestiti nuovi.
Non fa più freddo,  e il cielo stamattina presto era di quello speciale azzurro perfetto della primavera romana.

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10 risposte a Dato un corpo K

  1. RobertoilGrigio ha detto:

    Ti fanno dannare, ti fanno pensare, ma alla fine, se li rispetti, ti riempiono di affetto e riconoscenza 

  2. LaVostraProf ha detto:

    Dai, sii ancora con loro, l'anno prossimo! 🙂

  3. lanoisette ha detto:

    ah, che bellezza!
    e anche le ditate di gesso, sopratutto quelle di gesso colorato.

  4. utente anonimo ha detto:

    La mia prozia Filomena, mostro sacro delle regie scuole elementari, i suoi alunni a domanda rispondevano:
    " sto nella classe della zoppetta" (era pure gobba porella e chi doveva andare al bagno prendeva dieci paramani (bacchettate sulle palme delle mani( di pegno, per chiarire che in bagno ci si va per necessità e non per cazzeggiare. Poi alla fine dell' anno gli alunni dicevano pieni di orgoglio:
    "IO sto con la Maestra Filomena" e per tutta la vita compravendite e testamenti le chiedevano di firmare da testimonio.

    Ecco, a parte la gobba, i paramani e la zoppia che puoi sempre prenderti se ti decidi a metterti i tacchi, io dire che i tuoi alunni hanno fatto quel passaggio lì.

    Mammamsterdam

  5. LGO ha detto:

    @Grigio: dici? Sì, qualcuno sì (affetto e riconoscenza non lo so, ma alcuni li sento ancora con piacere) 🙂

    @Prof: E le diciotto ore dove le mettiamo, eh?

    @Noisette: i gessi colorati sporcano di meno, mi sembra 🙂 E sul look total black danno quella botta di vita che levate 😛

    @Mammam: ma che bellezza la prozia Filomena :-)) No, non credo che abbiano fatto quel passaggio lì, certamente non in massa: probabilmente sono solo io che l'ho fatto.

  6. manodiangelo ha detto:

    E sono soddisfazioni!

  7. povna ha detto:

    e queste sono le volte che torni a casa camminando sulle nuvole!

  8. lanoisette ha detto:

    comunque, LGO, sono pronta a scommettere che nel giro di un paio d'anni anche tu diventerai un MostroSacro! 🙂

  9. lerinni ha detto:

    che bello… (e restaci, dai!!)

  10. utente anonimo ha detto:

    Da dove si evince che quando c'è la sostanza la forma può pure andare a farsi friggere ….. è quando la sostanza non c'è che l'abito fa il monaco.

    E con questo mi piazzo per il concorso 'catalanata dell'anno'

    /graz

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