Ma agli uomini piace Elizabeth Bennet?

Ecco, alla fine di buoni propositi me ne conservo due.
Il primo è trovare il tempo per dormire tutto l'anno.
In questi giorni ci riesco, e sto tirando il fiato. Complice questa mezza influenza che da dieci giorni mi trascino, quando cala la sera penso solo ad andarmene a dormire.
Grande cosa, il sonno.
L'altro è trovare il tempo per leggere tutto l'anno.
Eh, già. Con la lettura quest'anno è andata male, posso contare sulle dita i libri che sono riuscita a finire. Intendo i romanzi, ché leggere la meravigliosa storia del numero di Nepero o il gossip sul papà dei neutrini, ecco, non vale. Voglio un sacco di bel tempo tranquillo e belle storie.
Libri che non vorresti mollare, e non puoi non leggere a rotta di collo.
Quest'anno me ne sono capitati due.
Il primo l'ho letto mezzo di nascosto il giorno di ferragosto, sententomi molto in colpa a disertare le chiacchiere festaiole nella stanza accanto. Mi sono rifugiata sulle scale, all'ombra, e mi sono persa tra le nuvole.
Della Teoria delle nuvole ricordo una storia nella storia, un eccentrico vecchio giapponese e una bella fanciulla, un giovane quacchero che vaga nella brughiera inglese e un uomo maturo che si perde nel mondo. E' poco? Forse sì. Ma ormai dei libri ricordo solo le atmosfere, quel senso di rapimento e di nientesaràpiùcomeprima che qualcuno ti lascia. L'alternativa è il vuoto, pagine che scorrono via come acqua fresca e alla fine hai più sete di prima.
Ecco, dopo la Teoria delle nuvole se guardo per aria mi sento meglio.
L'altro è Il quaderno ungherese. Che inizia stanco, si accende piano e forse si perde a mezza via. Ma riserva parecchie belle pagine ben scritte e, soprattutto, scioglie un mistero che mi incuriosiva da anni.
Cosa prova davvero Elizabeth quando capisce Darcy? E lui? Quando si toccano la prima volta, e poi dopo?
Come si riempie quella zona ampia tra la passione, il consenso razionale e l'anatomia del Grey?
Che rapporto aveva mia nonna col suo corpo? E sua madre?
Perché io non sono tanto convinta di tutta questa storia della madre angelicata e noi sì che siamo meglio perché stiamo riscoprendo noi stesse (che poi sarebbe: c'eravamo riscoperte, poi ci siamo perse di nuovo e ora tra un mojito e l'altro rispuntiamo fuori). A me, sembra una gran cazzata. E le vedo, queste donne di cent'anni fa, e duecento, e prima, e le leggo nei libri e mi sembrano vere. Mi verrebbe da dire: ragazze, leggete di più. Ma sembra una cosa da così vecchia bacucca che me la risparmio.
E dato che mi sono regalata un libro, per Natale – ché a me nessuno regala nulla, qui! – mi ritiro felice tra le coperte.
Col Re.
Notte buia, niente stelle.

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6 risposte a Ma agli uomini piace Elizabeth Bennet?

  1. povna ha detto:

    perdona la battutaccia, ma è proprio il caso di dirlo: god save the King… (e te lo dice una che, terminati gli arretrati in lettura dal 2010, si appresta a semi-cominciare l'anno con The Stand!)

  2. utente anonimo ha detto:

    quello delle donne di 100 anni fa me lo sono chiesto spesso anch'io e ho un paio di risposte che prima o poi elaborerò (facciamolo insieme?)

    Mammamsterdam

  3. utente anonimo ha detto:

     ottima domanda, quella del titolo e anche la queatione sollevata nel finale è molto interessante. però ora sono curiosa e voglio sapere le vostre teorie…
    maredidirac

  4. Annalisa55 ha detto:

    Io qualche volta scrivo, e scrivo qualche volta del passato. E la cosa più difficile è cercare di non fare stonature, e ti chiedi esattamente alcune delle cose che ti sei chiesta tu, e magari ti costruisci un mondo che, poiché è passato, sembra non possa essere il nostro, in nessuo dei suoi aspetti.
    Poi, magari per caso, scopri documenti, lettere, resoconti processuali di cento, duecento o trecento anni fa, e ti dicono, nero su giallino, che alcuni pensieri e alcune azioni sono sempre sempre sempre esistiti, più o meno costretti, più o meno sbandierati.
    E parlo di documenti proprio perché, a volte, mi dico che i libri sono scritti oggi da persone che di oggi sono e che potrebbero dunque sbagliare e prestare al passato ciò che di quel tempo non è.
    Ma se in un documento del 1700 una donna sposata scrive al suo amante di ciò che prova, e poi insieme ammazzano il marito, ecco, credo che qualche notizia per riempire quegli spazi… arriva, dal passato.
    Se ti va, fatti rapire da "Il signore della fattoria", di Tristan Egolf 🙂
    che non c'netra niente con tutto questo discorso, ma è un bel libro.
    Buon anno

  5. RobertoilGrigio ha detto:

    Io so solo che siete tutte streghe, ma qualche cosa ho imparato da "La chimera". Mi ha lasciato con l'amaro in bocca …

  6. LGO ha detto:

    @'Povna: Devo proprio provarci, a leggere King in inglese. E' che sono pigra…

    @Mammam: volentieri. Facciamolo 🙂

    @Mare: sì, in effetti la domanda del titolo non c'entra nulla con tutto il resto. Dovrei essere più coerente 😉 E cercherò di esserlo, promesso, anche se non ho teorie, solo domande 😉

    @Annalisa: ma io lo so che scrivi 😉 e vengo anche a leggere quello che scrivi 🙂
    In realtà dovevo porre le domande in modo più puntale. Quanto e in che modo le sovrastrutture culturali modificano  il piacere, e l'odio, e il dolore ? Perché le donne, e gli uomini, hanno sempre provato (piacere, e dolore, e odio e amore) ma li hanno rappresentati utilizzando i codici delle varie epoche, utilizzando ciascuno i suoi strumenti culturali. Forse è una domanda senza senso, ma una delle domande era quanto c'è di invariante, in quali cose potrei riconoscere me stessa se fossi vissuta cent'anni fa.
    E poi, l'altra domanda riguardava nello specifico la maternità. Certi sentimenti che le donne sembrano scoprire ora, riguardo la maternità, secondo me sono sempre esistiti. E da qualche parte sono sicura che emergono anche a livello "alto" (di rappresentazione letteraria), basta cercare un po'.

    E grazie del consiglio sul libro 🙂

    @Roberto: Sai che con l'età comincio a immedesimarmi di più? Quando uno è più giovane gli è più facile passare attraverso l'orrore dei libri -non ha ancora conosciuto molti dolori- ma andando avanti io comincio a sentirmi male a leggere certe storie. Dopo avere imparato che gli uomini possono essere davvero stupidi, e crudeli, e cattivi…

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