Una risposta

Giulia,
ieri pomeriggio guardavo i chitarristini concentrati per il concerto di Natale della scuola, e pensavo a te e a cosa dirti. Pensavo che vorrei sentirti suonare, e non saperti al freddo, sui binari della stazione. Ma sapere che qualcuno blocca le stazioni in qualche modo mi permette di sperare ancora, una lucina fioca in questo buio pesto. E devo dirti che questo pensiero è ipocrita e colpevole. Sai quanti ne ho sentiti, in questi ultimi anni, dire che i giovani sono la nostra ultima speranza? Che sono loro che devono aprire la strada, loro che possono muoversi e protestare, perché loro (voi) non hanno niente da perdere.
Ed è una cosa orribile, perché è vera. Cosa avete da perdere, se non avete nulla?
Non so che dirti. Sì, certo che la violenza non serve e genera solo violenza e siamo persone perbene ed i primi a soffrirne siamo (siete) sempre noi (voi di più), ma la mia pancia questa rabbia la capisce benissimo. Poi, quando la violenza diventa reale e devi alzare la mano e prendere il sasso, oppure la gente corre e ti travolge, è tutta un’altra storia.
Dicono che salire sui tetti e arrampicarsi sui monumenti era la scelta vincente. Che ti devo dire? Lo dicono perché per una volta c’era qualcosa di diverso da scrivere sul giornale, un titolo nuovo, perché poi neanche quello è servito. Sono anni che nulla serve più a nulla, che abbiamo di fronte un muro stupido e violento (violento, sì, perché la violenza non è solo dare fuoco a una macchina) di persone meschine, di mascalzoni ignoranti, di banditi, che per sventura ci governano.
Mercoledì c’era un gruppetto, in sala insegnanti. Qualcuno diceva che sarebbe volentieri sceso in piazza con voi. Altri si fermavano prima, ma erano solidali.
Il giorno dopo  una collega mi ha chiamata nel corridoio.
– Ho pensato a quello che dicevi ieri. Anch’io mi chiedo spesso cosa possiamo fare, e credo che dobbiamo continuare a entrare nelle classi, e fermarci, e parlare. Insegnare a questi ragazzi il pensiero critico, renderli autonomi. Tanti non vogliono, perché il clima è brutto anche per noi, e spesso ti accusano di ingerenze. Ma io insegno storia, e dare strumenti per capire la realtà è il mio lavoro.
Giulia, una volta mi hai chiesto qualcosa e ti ho detto di no, non mi sentivo all’altezza. Forse sono proprio così, incapace di andare fino in fondo.
Essere solo onesti non basta più, forse non è mai stato sufficiente.

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6 risposte a Una risposta

  1. utente anonimo ha detto:

    Sento il tuo scoramento che è anche il mio. Mi dico che il pendolo della storia sta correndo nella parte sbagliata e mi auguro vivamente che abbia trovato il punto più alto e stia cominciando a tornare indietro ma purtroppo non ci credo mica tanto.

    Credo che quel che stanno davvero facendo alla scuola sia rendervi muti, ridurvi a meri ripetitori di un sapere fine a se stesso, un 2+2=4 senza pensiero, senza strumenti che consentano di guardarsi intorno.

    E plaudo alla tua collega quando dice che dovete "continuare a entrare nelle classi, e fermarci, e parlare. Insegnare a questi ragazzi il pensiero critico, renderli autonomi."

    So che nessuno di voi sceglie di essere martire o eroe e che non è giusto che qualcuno se lo aspetti, so che non è facile, so che la maggioranza sceglierà altri modi di essere meno compromettenti. Ma questo è una possibilità che voi ancora avete e spero lo vogliate ancora usare, per pesante che sia.

    /graz

  2. utente anonimo ha detto:

    Tu stai crescendo tre figli in modo critico, responsabile e con una cultura non da poco. Stai facendo il tuo mestiere seriamente e con rigore. Eri presente alla manifestazione anche se non hai vent'anni. E non molli. 
    Il tuo blog è per gente come me un quotidiano specchio di anticonformismo, limpidezza morale e informazione.
    Ce ne fossero, LGO. 

    I tuoi alunni lo sanno, che sei con loro. E che non sei di quelli che si limitano a mandare avanti i giovani, ma di quelli che pagano di persona.

    Castagna

  3. utente anonimo ha detto:

    Anch'io sono disperata e se ti chiedi se fai abbastanza quoto in pieno Castagna

    extramamma

  4. giulionga ha detto:

    Cara Lgo, questo tuo post mi commuove tanto che ho dovuto pensarci sopra tre giorni prima di commentare, anche solo per ringraziarti.

    La verità e che anche noi, noi studenti, siamo confusi e non sappiamo bene cosa succederà adesso, quale sarà la nostra prossima mossa. La realtà è che non siamo capaci di fare quello che stiamo facendo, nessuno ce l'ha insegnato, e per forza di cose dobbiamo ogni giorno cercare di interpretare quello che ci succede attorno per capire come reagire, come muoverci in un terreno che non conosciamo. Le nostre assemblee sono piene di domande, di proposte che si mescolano e cadono nel vuoto. E' molto difficile tutto, ci sentiamo un po' in terra straniera. Eppure, in qualche modo, io sento che c'è attorno voglia di continuare. Credo che il movimento abbia fatto un salto di qualità, abbia alzato l'asticella dei suoi obiettivi nel momento in cui ha capito che non si stava protestando contro una riforma ma contro un intero sistema, che è quello che ci è stato consegnato dal passato e che adesso non regge più. Il grande salto è stato capire che non si protestava "per i ricercatori" ma "per la ricerca", che qualcosa di infinitamente più consistente, che non è un fatto personale ma un fatto collettivo. Un fatto politico.Questa non è una battaglia sindacale, è qualcosa che vuole, che preme per diventare più grande.
    Ogni tanto, quando sono da sola, mi chiedo se non ci siamo un po' montati la testa. Ho seri dubbi sulle nostre possibilità di farcela, ho la sensazione che una battaglia di questo tipo sia una cosa quasi da samurai, che richieda forze e capacità che forse noi non abbiamo e non sapremo trovare. Poi però penso che, in ogni caso, non possiamo far altro che provarci. Come dici tu, che abbiamo da perdere?

    Mio padre, l'altra sera, mi ha chiesto "ma cosa potrebbe fare una persona della mia età per aiutarvi?". Io, ovviamente, non lo so. Non so nemmeno con precisione cosa possiamo fare noi per aiutare noi stessi. Quello che credo di aver capito però è che bisogna cambiare prospettiva sulle cose e che, come dici tu "essere solo onesti non basta più". Credo che sia necessario avere il coraggio di dire che questo governo è illegittimo, che i suoi provvedimenti presi contro la volontà popolare sono illegittimi, che non siamo disposti ad accettarli. So che è difficile, è difficile anche per noi, educati nel culto della democrazia rappresentativa e della volontà popolare, ma è necessario. Accettare le storture del sistema, cercare di porvi rimedio con la propria abnegazione e la propria onestà, rispondere solo alla propria coscienza ci ha portati a questo punto. Io non ce l'ho con i miei genitori e con la loro generazione: i miei genitori sono persone per bene, e probabilmente non sono un'eccezione, un caso raro. Ma non hanno saputo proteggerci dal berlusconismo quando è nato, non hanno saputo leggere i segni e non hanno saputo capire quando era arrivato il momento di mettere un punto fermo, di far capire a tutti che oltre non si poteva andare, che c'erano principi su cui non si poteva transigere. Hanno accettato troppo, e ora ci guardano, capiscono la situazione e non sanno che fare. 

    A proposito di quello che dici degli insegnanti, mi ha fatto molto sorridere constatare come le parole della tua collega di Storia siano praticamente identiche a quelle della mia maestra di chitarra che, mentre io le parlavo di occupazioni e cortei e rivoluzioni, rispondeva che il vero modo di cambiare le cose è costruire coscienze critiche. "E io e te, modestamente, lo stiamo facendo", ha concluso. Io, davvero, capisco questa posizione. Ma la sento lontanissima da quello che desidero e che voglio. Ma forse questa è la strada giusta, e il mio è solo l'egoismo di chi sa di avere un'unica giovinezza, e di non poterla sprecare aspettando che i miei chitarristini diventino adulti. Anche perchè mi chiedo come reagirei se uno di loro un giorno mi dicesse "e tu dov'eri, mentre questo paese diventava così?" e io non avessi una risposta convincente da dargli.

    Grazie Lgo di esserti occupata di noi, grazie di averci ascoltati. Di cuore.

  5. desian ha detto:

    ot: ho lanciato l'amo alla tua proposta. Di là, da me. Ciao!

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