Siamo andati al controllo ortopedico, e appena saliti in macchina – io ero sul sedile di dietro per ancorare il gambone, il cui proprietario ormai è talmente leggero che gli svolazza sopra – al gambone – come un palloncino – appena saliti in macchina c'era un po' di sole e un po' di morbido su cui appoggiarsi e mi sono addormentata.
Ora, farei meglio ad andarmene a letto.
Questa mia scuola nuova mi attira e mi pungola e mi fa sognare. I ragazzi sono curiosi e simpatici e scrivono i compiti sul diario e la maggior parte di loro li fa anche. Quando entro nelle classi mi sento bene. Quando esco, mi sento anche un po' colpevole di questo bene, se penso al disastro intorno. Posso fare le fotocopie e c'è la carta igienica perfino nel bagno delle ragazze, e siccome questo mi sembra assurdo, mi chiedo dove sta il trucco.
Il gambone del nano ci sta mandando in tilt.
Il primo mese di scuola media della figlia grande ci sta dando il colpo di grazia. Lei sta lì fino a sera tardi con i compiti, e vaga con due occhiaie nere da far paura. Io non capisco. Forse mi aspettavo un approccio più soft. Forse mi aspettavo che la transizione dalla scuola primaria venisse gestita in qualche modo, forse abbiamo sbagliato noi.
Nessuno si è preoccupato di spiegare a questi ragazzini come si scrive l'orario delle lezioni, come bisogna fare i compiti, come ci si relaziona con un'organizzazione nuova. Ci sono materie che non sanno cosa siano.
– Domani ho lettere, ma non con il prof di Italiano, con un altro.
– E cosa fate?
– Non lo so, non ho capito. A volte italiano, a volte niente.
Oppure.
– Devo portare il libro di laboratorio.
– Laboratorio di che?
– Laboratorio! Non so di cosa. Si chiama laboratorio e basta. Devo anche fare uno schema.
– Uno schema su cosa?
– Sugli schemi.
– Uno schema sugli schemi?
– Sì, guarda.
Compito per casa: leggi come si fa uno schema e fai uno schema su quello che hai letto.
Ci sono giorni in cui deve andare a scuola con trenta chili di zaino e uno strumento e una valigia di blocchi e materiale per disegnare e non c'è verso per trovare soluzioni di compromesso.
Ha passato la domenica mattina con la nonna, a sfogliare libri con pitture rupestri, a imparare nomi di luoghi e di persone. Ieri è stata interrogata. Tutta la classe è stata interrogata, in un'ora. E' tornata tristissima.
– Com'è andata?
– Io volevo dire le cose che sapevo, lei mi interrompeva sempre senza farmi finire le frasi e mi faceva altre domande. Alla fine mi ha messo sette. Dice che sette è il voto massimo. Dice di scordarci gli otto e i nove, e anche i dieci.
– Dai, allora è andata bene.
– Sì, ma io volevo raccontare dell'abate Breuil…
Ci vorrà un po', e poi ci abitueremo.
Lei si farà le ossa.
Se non altro, avrà qualche buon motivo per ricordarsi dell'abate Breuil.

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13 risposte a

  1. japhy72 ha detto:

    ohi.quel "si farà le ossa" è la frase ricorrente della mia vita.me lo dicevano da bambina.mio marito me lo dice quando mi dispero per il pargolo.è una frase che odio.perchè per certe cose le ossa non me le sono mai fatte e ancora mi fanno male.vi abbraccio tutti.

  2. lerinni ha detto:

    come ti capisco… il suo gemello Gatto è nella stessa situazione: si finiscono i compiti alle dieci di sera (colpa anche degli allenamenti, lo so, ma che devo fare, togliergli il basket? lo adora e io credo che abbiano diritto di vivere anche fuori da scuola…), ci si sveglia con le occhiaie nere e l'aria persa. ma è contento. smarrito, ma contento. ce la faranno? si spera, LGO, si spera…

  3. vnnvvvn ha detto:

    Anche la nipote è in fase di rodaggio ed anche lei finisce tardi la sera e si alza presto la mattina, devono prendere il ritmo ed io auspico alla mia un'insufficienza in tempi stretti…Qui a sud di Roma ancora niente interrogazioni (a sua detta) e solo le verifiche di ingresso ma sembra che rispetto alle altre sezioni sono quelli con più compiti a casa.. boh!

  4. lanoisette ha detto:

    mi sembra tutto nella norma. probabilmente alcune cose le sono anche state dette, ma a volte in una prima media le cose si perdono, si volatilizzano (sarò che è tutto nuovo e loro faticano a metabolizzare) – ad esempio, è la quarta settimana di seguito che ripeto che i brani di antologia si devono leggere, si fanno gli esercizi, ma si deve anche saperli esporre oralmente: ancora oggi qualcuno, interrogato, mi ha risposto ma io non sapevo che dovevo ripeterlo!ti posso assicurare che tutto va a regime verso Natale. tieni duro.

  5. lanoisette ha detto:

    PS: comunque, la cosa dello schema sul fare lo schema mi pare un po' assurda (a meno che non rifili al prof questo), così come l'interrogazione di tutti in un'ora. nel senso, a volte lo faccio anch'io, il giro totale globale con le domandine secche, ma per dare il voto ne faccio almeno tre diversi…

  6. giobongio ha detto:

    Che bello quando è così, che si inizia e c'è ancora tanta voglia (sarà il tempo, chissà?). E mi pare di risentirlo, il carico dello zaino che mi scoppiava sulle spalle. Sussidiario lo chiamavano, si dice ancora così? Noi ce n'avevamo due, a volte pure tre lo stesso giorno. Così, per non sbagliare. E quell'odore di carta stampata, e le immagini nuove, e chissà come sarà il nuovo anno, e che a me sembra così difficile. E rivestire i libri con la copertina trasparente, ché te non sei bravo e ti aiutano, che poi fa tanto casa, tanto autunno, e un attimo dopo è già Natale.Bongio

  7. LGO ha detto:

    La fine della storia sullo schema dello schema.Il prof chiama un bambino per correggere i compiti a casa.Guarda solo il suo quaderno, e gli altri non vengono coinvolti.Poi commenta:- Ci sono molti modi per fare uno schema. Ciascuno fa un po' quello che vuole.Ah.Vabbe'.Bongio: le copertine trasparenti le metto io. E ti assicuro che non ne posso più

  8. LaVostraProf ha detto:

    Be', se vuoi spedisco a quella scuola il nostro Progetto Accoglienza, che se a ottobre siamo riusciti a far loro capire dove mettere l'orario e dove scrivere storia italiano e geografia invece di "lettere" facciamo tutti la ola.Per lo schema della schema, boh, forse era un testo che spiegava in dettaglio come si fanno gli schemi e si poteva schematizzare il testo stesso, roba così, uff.Che poi è anche vero che ciascuno fa un po' quello che vuole, ma intanto se ne possono vedere tre o quattro diversi, e poi si decide quale va meglio, no? Stamattina ho passato 23 minuti a fare il giro dei banchi per vedere tutti i compiti e segnare quelli sì e quelli no, ma da domani ne guardo uno soltanto e dico: il voto di questo lo do a tutti, che dici?Guarda se si diverte a farli qui, gli schemi :-)tanto sono sicura che l'abatina di Breuil sa l'inglese meglio di me 🙂

  9. LGO ha detto:

    Il punto è proprio quello, secondo me. Il loro  Progetto Accoglienza prevedeva il discorso della preside e la consegna di un gadget. Cioè un quadernino rosso col timbro della scuola. Stop.Io tutti i giorni giro tra i banchi e guardo i quaderni, in prima. E se correggo gli esercizi lo faccio per tutti, altrimenti che lo faccio a fare?

  10. povna ha detto:

    molto spesso il progetto accoglienza mi pare un po' 'na minchiata. più che progetto, si tratterebbe di vegliare sui prof. nelle varie classi per controllare che sia coscienti di avere anche – e soprattutto – una funzione educativa. invece, discorso, gadget, persino il concerto, e poi magari in classe hai Stordita che dice all'alunna rumena: "tu scrivi italiano come un cinese"le mie esperienze di prima media si fermano a me stessa (troppo diversi i tempi, troppo eccezione la mia scuola) e a amici e/o parenti (che vedo però anche io tutti variamente arrancare).posso confermare però che in prima superiore è lo stesso e che a una tranquillità più pacata – a meno che non si okkupi – ci si arriva al più presto a natale…

  11. RobertoilGrigio ha detto:

    Mi permetti di mandare a quel paese i colleghi che insegnano a tua figlia grande? Li è comunque una forza e si sistemerà …  

  12. Diamanteviola ha detto:

    Mi sembra di rivedere i miei due figli quando cercavano di capire come funzionasse questa nuova scuola e non c'era nessuno, dico nessuno interessato a dargli una mano…adesso stanno entrambi alle superiori e questo dimostra che alle MEDIE, ops…alla scuola primaria di secondo grado si sopravvive (male…)!!!
    Ciao!!

  13. LGO ha detto:

    @'povna: io la mia scuola media me la ricordo di una noia mortale. Certamente, non stavo fino a notte a fare i compiti. Ma, se è per questo, non ci stavo neanche al liceo 🙂

    @Grigio: sapendo quello che i miei studenti potrebbero dire di me, non mi azzardo. Cioè, mi sono già azzardata  qui sopra,  ma so che in realtà molte cose si perdono nel vuoto tra la cattedra e i banchi.
    Solo che, appunto, se ciascuno dei nuovi prof avesse perso dieci minuti a spiegare alcune regolette di base sarebbe stato meglio. Perchè la mia autorità in questa situazione è sempre quella di madre (scassapalle, ma sempre madre)

    @Viola: Non è che le superiori siano meglio, anche se il salto grosso è quello lì, dalla quinta alla prima. Noi intanto cerchiamo di far tesoro delle esperienze altrui per capire cosa si può fare meglio. Ma mica posso augurare a tutti i colleghi di avere due o tre figli

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