Confusione mentale

Ci sono quelli che si chiedono se Zorro fa mai  la pipì e  cosa mangia a colazione La Cosa dei Fantastici Quattro: c’è qualcuno che ha idea del volume di biancheria maleodorante che riesce a produrre quotidianamente una famiglia di cinque umani?
Lo so che è non è fine, però non è neanche difficile fare il conto.
Ogni giorno cinque paia di calzini, cinque mutande, cinque magliette. Qualche paio di calzoncini, considerando che gli umani in questione non si impegnano tutti con lo stesso entusiasmo a lordare gli indumenti.
E in viaggio, come si fa?
Mais oui. Cherchez le laundromat.
Che poi la lavanderia a gettone c’era anche quando ero piccola, sotto casa mia. Non avevamo la lavatrice, i miei erano gggiovani gggiovani e non avevano una lira. La lavatrice non era  esattamente in cima ai loro pensieri.
Si andava in cima al palazzo a fare il bucato nelle fontane condominiali, con tutte le babe che compativano mia madre, che bruciava le pentole e non sapeva stendere le lenzuola. Lei si faceva una risata, e buttava giù poesiole per vendicarsi. Poi, quando la lavatrice l’hanno comprata, sono stati anni durissimi in cui mio padre aveva le mutande rosa e le camicie coi bottoni strappati. Comunque, la lavanderia a gettoni sotto casa era comodissima. Era di proprietà dei parenti di un tal Giuseppe, che era in classe con me in seconda elementare e mi amava. Mi amavano in due e mi scrivevano bigliettini: Giuseppe  però sapeva far leva sul mio amore filiare per la coppia di sciroccati, e quindi condiva i suoi baci con frasette che miravano a commuovermi, tipo W il PCI.
Poi è partito per l’Ammerica, lasciando la zia nella lavanderia.
Certe volte mi viene da chiedermi quanti anni ho.
La zia di Giuseppe poi ha trasformato la lavanderia in un negozio di parrucchiere.
L’ultima volta che sono passata di là c’era un centro estetico, solarium, quelle robe lì: ma non so se c’è ancora la zia di Giuseppe. Probabile di sì.
Ma io sono sicura che nessun centro estetico può competere con una laundrette.
Oddio, ci sono quelle deserte, dove potresti tranquillamente arrivare col cadavere della fidanzata nel saccone, e nasconderlo un po’ qui e un po’ là e nessuno se ne accorgerebbe.
Ci sono quelle deserte, sì, ma con la pila di riviste per intrattenere gli ospiti in attesa.
Riviste tipo Caccia e Pesca, Body Building Today, Tutto Sport, Veri Uomini. Perché il bucato alla laundrette è una faccenda da maschi.
Ci sono quelle che brulicano di attività.
Come Bubbles.
Bubbles è questa qui:


Ci puoi trovare la tv, i distributori automatici di caffè, gelati e bibite. La toilette. Il portoricano che piega una montagna di asciugamani. Il culturista che asciuga i tappeti. La dodicenne incinta che ciancica il suo chewing gum. Tre nani italiani che si rincorrono in mezzo ai carrelli per spostare il bucato, e una piccolissima bimba nera come il carbone che ride a tutti quelli che incontra.
La madre no, non ride. Non ne ha il tempo.
Ah, la laundrette.

Curiosità da settimana enigmistica.
Coprotagonista del film My Beautiful Laundrette è Daniel Day-Lewis, e chi non lo ricorda nell’Ultimo dei Mohicani potrebbe anche restare immediatamente fulminato lì sulla sedia dove siede ignaro. Il padre di Daniel era Cecil Day-Lewis, poeta laureato ma anche autore di libri gialli con lo pseudonimo di Nicholas Blake.
Nella paccottiglia che pubblicava Mondadori durante la mia adolescenza (poi, ho smesso di leggere gialli compulsivamente) i suoi libri erano piccole perle.
Fine della curiosità da settimana enigmistica.

Quanto alla lettura dei libri gialli, da quando siamo tornati è la nuova mania di mia figlia.
Legge un giallo al giorno (vabbé, è in vacanza, che altro deve fare?) ed è tutto un chiedere informazioni su cianuri e morti apparenti, persone ciechesordeemute e finali ambigui.
Protesta, la ragazza, perché dopo la tragedia di X, quella di Y, e quella di Z, non ci sono più libri con le tragedie delle altre lettere dell’alfabeto.
Come la capisco.
Stasera, però, andando a letto ha confessato che tutti questi gialli le stanno mettendo un po' di paura.
Vedo delle cose nel buio. Vorrei passare ai romanzi rosa.
– Non ci sono romanzi rosa in questa casa. Leggiti Lucky Starr.

Ma secondo me non è pronta per la fantascienza.
Per l'opera omnia della Austen sì, però.

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6 risposte a Confusione mentale

  1. LaVostraProf ha detto:

    Ah, Lucky Starr :-)))Edizione in più volumi con cofanetto. Appena o ri-finito il ciclo delle fondazioni vado a ripescarlo :-)))

  2. LGO ha detto:

    Io è un anno che periodicamente tiro fuori i miei Lucky Starr (ho un'edizione per bambini, con un sacco di disegnini che all'epoca trovavo irresistibili) e li piazzo lì in bella vista.Ma, porca miseria, qui nessuno mi dà retta!Figli degeneri

  3. Thumper ha detto:

    La mia mamma, donna emancipata che non lasciò il lavoro dopo il matrimonio, la lavatrice (semiautomatica) ce l'aveva già negli anni 50.Sbattacchiava i panni per un tot, poi li sciacquava e la mamma li passava poi attraverso apposita coppia di rulli (tipo quelli per tirare la sfoglia della pasta fatta in casa, per intenderci), che eliminavano l'eccesso d'acqua.Nel condominio dove abitavo da piccola, all'ultimo piano, c'erano delle enormi vasche in pietra (lavatoi) che però, essendo io figlia del baby boom, non credo di aver mai visto utilizzare (da nessuno).

  4. povna ha detto:

    anche io ho iniziato la passione onnivora per la lettura con i gialli, e Jane Austen (Pride and Prejudice) è stato il primo romanzo su cui ho fatto l'alba in assoluto…

  5. utente anonimo ha detto:

    le lavanderie autoatche sono un mond fantastico, meglio dell'armadio di narnia…my beautiful landrette un film che ho amato alla folliami manca blakepiattins

  6. LGO ha detto:

    Il primo che ho letto si intitolava "Questione di prove" ed era ambientato in un college. Credo che all'epoca della pubblicazione in Inghilterra abbia suscitato un bel po' di casino :-)Però non so se sono più stati ripubblicati: io attingevo alla collezione di mammà…

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