Cronache da molto lontano – 3

La connessione è buona, quasi sempre, anche se oggi il tentativo di chiamare mia madre con Skype dal Bowling Green di Manhattan è fallito. Ma il collegamento a Internet c'era, però.
Stamattina siamo sbarcati al World Trade Center, io c'ero stata nel '97, quando le Torri erano al loro posto e molte altre cose anche.
Dopo sei ore di cammino, mammahosete, mammahodinuovosete, mammadevofarelapipì, mammavogliounregalo, eravamo di nuovo lì, stremati.
Le foto sono un altro paio di maniche.
A volte la macchinetta fotografica è scarica.
A volte è altrove.
A volte ci sarebbe ma c'è un nano da portare in braccio.
A volte non si riesce a capire dove fermare la macchina, e se non stai attento ti ritrovi come niente a venti miglia di distanza da dove avresti voluto fermarti prima di capire se la sosta è permessa oppure no. Per esempio, una foto al MIT l'avrei fatta, e invece nisba.
A volte le foto ci sono, ma bisogna scaricarle, alleggerirle, e poi ricaricarle per pubblicarle.
E la connessione c'è ma i bambini saltano sul letto e fanno la lotta.

Nonostante tutto, il pensiero di New York mi commuove.
La trovo una città straordinaria, una sintesi all'ennesima potenza di tutto quello che gli USA hanno di diverso da noi, e oggi ho mangiato il primo pretzel di questa vacanza e c'era un sole fantastico e mi sono abbronzata le braccia e il collo.

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Una risposta a Cronache da molto lontano – 3

  1. ziacris ha detto:

    ma New York è tutto e di più

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