antropologia per nani

– Ahò, te devo racconta' ‘na cifra de cose.
– Ma lo sai che ce stavo a pensa’ popo ieri? Ma quanto tempo passa dal venerdì al martedì? E’ popo…troppo!

Da anni il martedì e il venerdì noi andiamo in piscina.
I nani imparano a nuotare, e io nel frattempo faccio ginnastica.
L’ho sempre trovato un compromesso ragionevole, io li accompagno ma in cambio ricavo la mia quota di moto settimanale.
Quando erano piccoli era più faticoso. Intanto venivano tutti e tre, mentre ora la figlia grande si è defilata e se ne va in palestra per conto suo. E a volte era complicato nello spogliatoio affollato lavare e vestire tre nani, mettere pannolini, asciugare capelli, impedire che si facessero male spenzolandosi dalle panche o che rompessero troppo le scatole a qualche signora sconosciuta.
Ora va decisamente meglio, da questo punto di vista. Però, i nani si son fatti attenti all’ambiente.
Quando arriviamo, lo spogliatoio è pieno di giovani gazzelle, le lunghe chiome che ondeggiano sotto gli asciugacapelli a gettone, le morbide gole che gorgheggiano di  risate argentine. Brillanti promesse del nuoto cittadino, spalle larghe e fianchi stretti, che vengono ad allenarsi tutti i giorni.
Il nano si incanta seguendo qualche doppio senso troppo esplicito urlato da qui a laggù.
La figlia gialla improvvisamente tossisce schifata emergendo  da una nube troppo intensa di deodorante spray.
Quella stronza della prof di latino!
– Che t’ha fatto?
– S’è ‘ncazzata perché tenevo la borza sul banco. Mettila giù, m’ha detto. Col cazzo, che la metto pe’ tera. Seicento euri, costa, te lo sogni che la metto pe ‘tera.
– Allora, te stavo a di’. Era tutto buio e stavamo a fa’ er tunnel.
– E nun ce vedevi pe' gnente?
– No. Buio, te lo sto a di'! E lui stava così, con le mani sui fianchi miei, popo strette eh!
– Ma nun è fidanzato?
– Ecco, appunto!
– 'Spetta 'n attimo. Me squilla. Eccheppalle, è mi' madre. Sì, a ma', che voi? Sì, mo esco. Sì, a ma', gua' che me devi prima porta' a compramme 'na cosina da mette sabbato.
– Io quanno vado a scola di cellulari ce n’ho sempre due tre. Così quanno la prof me ne fa consegna’ uno, c’ho sempre l’altro.
– Oh, ma che fai? Te le tieni le mutanne sotto ar costume o no? Io c’ho un torrente, oggi.
– Ah, io me le tengo sempre.
– Oh, cazzo! Me so’ scordata de famme i peli!

Ultimamente, riusciamo ad arrivare, metterci il costume e abbandonare precipitosamente lo spogliatoio in meno di tre minuti.
Sempre troppo, comunque.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

5 risposte a antropologia per nani

  1. emilystar ha detto:

    ahahahah ci voleva una bella risata stamattina. poco professionale ma pazienza…(.io mica controllo che fanno le dipendenti nei loro uffici quindi…)io adoro il dialetto romano, (veramente mi piacciono tutti i dialetti fuorchè il mio che lo odio) e mi sono sbellicata!quando portavo mio figlio in piscina succedeva più o meno la stessa cosa…ma in veneto nn rende così bene!

  2. lanoisette ha detto:

    direi che da settimana prossima anche A verrà in piscina e si occuperà del processo di vestizione e svestizione del nano piccolo (anche se temo che nello spogliatoio maschile ne possa sentire di peggio)

  3. benzinagricola ha detto:

    Uhm… a me interessa particolarmente la parte relativa al corso d'acqua. Che schifo. Eh, sant'iddio.

  4. RobertoilGrigio ha detto:

    Io mi scordo da una vita di farmi i peli (ho anche la barba) … 

  5. LGO ha detto:

    Ma come, io volevo suscitare sano orrore e raccapriccio e voi ridete?No, Benzina no, in effetti.Sì, fanno abbastanza schifo, direi I seicento euri di borsa di pù, però.

I commenti sono chiusi.