Lisboa

Dai racconti dei bambini non si capisce mica, dove siamo stati.
Cioè: le informazione di rilievo sono
– per il nano c’era una culla, ma lui si infilava sempre nel letto dei genitori (vero: tutte le mattine!);
– c’erano le mattonelle in casa, ma non solo nel bagno, proprio dappertutto (vero!);
– siamo andati in un acquario, c’era il pesce luna che era enorme e anche molto brutto, poi in un’altra vasca i pinguini con la neve e in un’altra ancora delle lontre che facevano finta di prendere il sole (e anche questo è vero);
– castelli con cannoni ovunque (veramente, solo due, e uno non era neanche un castello, ma di cannoni, sì: tanti);
– ha piovuto tutta la settimana, ma solo il pomeriggio tardi quando ormai eravamo stanchi per tutto quel camminare e ce ne tornavamo a casa (per fortuna. Però il giorno di Natale abbiamo camminato due ore sotto una pioggerellina gelida. In compenso, il 26 è stata una giornata splendida);
– abbiamo visitato un monastero costruito nel posto dove Vasco da Gama ha passato la notte prima di partire per arrivare in India, dove voleva andare a prendere pepe e altre robe (vero);
– di fronte alla tomba di Vasco da Gama, c’era la tomba di Luìs de Camões, che saliva sulle navi e intanto scriveva poesie;
aceite vuol dire olio, per dire brodo caldo devi dire caldo caliente (e anche questo, è vero).
Invece, il dolce di natale non ha avuto molto successo tra i minorenni.
Il bolo rei è un dolce tradizionale, dove vengono impastati una fava e un regalino. Chi si trova la fava nel piatto, paga il dolce l’anno successivo.
Io speravo di trovarci un regalino qualsiasi, perché a me Babbo Natale non ha portato nada de nada.
Vabbè, era buono lo stesso.

Quando ci siamo affacciati sull’Atlantico un po’ mi sono emozionata. Ok, lo so che è stupido, però a passeggiare per Lisbona si trovano librerie e pasticcerie, pasticcerie e librerie, librerie e pasticcerie, e così, con la pioggia e i dolcetti e i libri antichi e i palazzi vecchi coperti di azulejos, a uno viene voglia di sdravaccarsi sul divano a leggiucchiare sbocconcellando qualcosa, e invece trovarsi di fronte l’oceano e pensare alle navi e ai viaggi lunghissimi con il mare furibondo e le stive vuote e i marinai nervosi e sale ovunque, ecco, tutto questo ti fa un po’ trattenere il respiro.
Solo un po’, poi ti devi riprendere e impedire ad un nano di quattroanniemezzo di farsi un arco con un ramo raccolto per terra.
E devi spiegare alla sorella del nano che non si possono cucinare le cozze che si ammonticchiano sulla riva.
Magari, in un’altra vita.

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3 risposte a Lisboa

  1. LaVostraProf ha detto:

    Che bello 🙂
    Il dolce non mi attira, ma tutto il resto, sì 🙂

  2. valengel ha detto:

    Ah che bella che deve essere Lisbona… spero di farla diventare la meta di uno dei miei prossimi viaggi!

  3. utente anonimo ha detto:

    Ti lascio qui i miei auguri di buon anno semplici e sinceri, sotto l’Alfama, l’electrico e la luce tersa di Lisbona.
    Tra l’inquietudine di Pessoa e la forza enorme dell’Oceano.
    Buon 2010, LGO!

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