Incoerenza

C’è un padre, uomo di mezzi e di potere, che dice a suo figlio scappa! Questo è un paese marcio.
A un figlio che ha già mezzi e potere, per il solo fatto di vivere in un paese dove essere figlio di è già uno strumento, e se pure non credi di usarlo gli altri son lì pronti a farlo al posto tuo, solo per piaggeria.
Ci sono voci che si levano, e dicono  che no, un padre (le madri non contano, le decisioni forti in questo paese son roba da uomini, le madri possono solo guardare da lontano e piangere e recriminare), un padre ha il dovere di lottare perché il futuro di suo figlio sia giusto e aperto e pieno di opportunità.
Ho voglia di liberare il campo di padri e figli ricchi e famosi, e guardare  più vicino la gente che mi passa accanto.
Evitando di pensare a me.
Invece, riesco solo a pensare a me.
A me, che nel ricostruire a memoria il passato, mi dico che forse, in quell’anno di limbo dopo il dottorato,  dovevo armarmi di coraggio e partire per andare il più lontano possibile. A me, che non ho creduto con forza sufficiente che ce ne potessimo andare tutti da qui, dopo la nascita dei bambini. Non è stato il desiderio di restare per cambiare le cose, forse è stata solo la vigliaccheria di fare un salto nel buio, di lasciare le strade che riconosco ad occhi chiusi, il caldo d’estate e le angurie e le fontanelle col nasone.
Perché poi, quando nelle piccole cose bisogna fare delle scelte, la realtà è più complicata. E molto più misera.
L’anno passato, per esempio, quando sono andata a spiegare al mio dirigente scolastico che volevo andarmene  e passare al liceo, dato che con la riforma sarebbe sparita la sperimentazione in cui insegnavo, e mi sarei probabilmente ritrovata con un’ora di fisica in diciotto classi diverse con trenta alunni ciascuna, no grazie non voglio morire, lui, sapendo di colpire basso, mi ha chiesto invece di restare per cambiare le cose, restare credendoci. Lei deve credere nell’istruzione tecnica, diceva. Non sono io che non ci credo, ho risposto, è il ministro.
Una piccola cosa, no?
Le nostre vite di persone comuni sono fatte di piccole scelte, in cui la voglia di non farci troppo del male, intanto, conta.
Ché insomma sono capace di fare bei discorsi alle figlie, sui massimi sistemi e la giustizia e l’uguaglianza, ma quando si tratta di decidere se bisogna prendere di petto la collega che  utilizza le gratuità offerte dall’agenzia di viaggi agli studenti bisognosi per andare a sciare con marito e figli, eh, è lì che tutta la costruzione crolla rovinosamente. E la nostra vita, la mia almeno, quella di A, sono fatte ormai solo di queste piccole cose, piccoli momenti in cui decidi di lasciar perdere, perché sei stanco e vuoi leggere le storie coi figli oppure sentirli ridere mentre disegnano, o anche sentirli litigare per chi deve rimettere in ordine tutta la casa, e non ti va di partire per un’altra battaglia che sai già  di avere perso.
Insomma, sono confusa.
Perché intanto, domani,  andremo alla manifestazione.
Forse, solo per sentirci meglio.

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5 risposte a Incoerenza

  1. utente anonimo ha detto:

    Liberi tutti!

    Che ciascuno faccia quello che sente di fare.

    Possiamo usare le nostre energie, ma solo quelle che abbiamo.

    Quando l’auto ha finito la benzina, non va più e dobbiamo andare a fare rifornimento.
    Per noi il rifornimento è staccare, fare qualcosa che ci piaccia veramente, che ci ristori l’anima.
    E’ poco? E’ troppo? E’ così, punto e basta.

    L’importante è conoscere quando si è arrivati al limite della rottura, per poter continuare a spendersi nel modo migliore.

    Giorgio.

  2. LaVostraProf ha detto:

    Bene, allora ti penserò, domani, lì.

    (piccole cose? Pensa che nella scuola di mia figlia un articolo sul giornalino scolastico, che parla degli studenti fannulloni che cambiano scuola appena qualcosa va male, ha suscitato le ire di una genitrice di ex-studente emigrato in scuola più facile (?), la quale minaccia sfracelli e avvocati. Ora come faccio a dire ai miei figli che bisogna comunque andare avanti a dire e scrivere quello che pensi?)

  3. emilystar ha detto:

    io sono molto disorientata su questo argomento. intanto penso che è facile toglierci fuori dal mucchio, dare la colpa agli altri della situazione dell’italia, dall’altra nn credo che all’estero sia tutto rose e fiori. certo alcune cose vanno meglio ma ci sono tante cose che qui sono meglio, la legislazione sulla maternità x esempio.
    odio il qualunquismo, dire che l’erba del vicino è sempre la più verde.
    io dico a mia figlia di impegnarsi, studiare, fare esperienza, nn aspettarsi che la vita gli regali niente…..vedremo dove ci porteranno i prossimi anni

  4. lanoisette ha detto:

    spero che vi siate sentiti meglio anche per me.

  5. LGO ha detto:

    @Giorgio: grazie. Il fatto è che penso che avremmo anche più energie da spendere per gli altri, se in questo paese si vivesse un po’ meglio. Se non fosse così difficile essere sicuri che esistono regole e comportamenti etici e punti di riferimento, oltre a quelli con cui ci barrichiamo dentro casa.

    @NostraProf: eh, sì: come fai? Lo fai lo stesso, ma diventa più faticoso, no? Piccole cose che insieme fanno il quadro di quello che siamo diventati…

    @Emily: no, non sono rose e fiori. Ma ci sono aspetti della vita politica in cui noi italiani abbiamo davvero toccato il fondo. Ed è vero che ci sono buone leggi, in italia, ma è anche un paese in cui le persone, le istituzioni, le aziende, spesso sono abituate a ignorarle e aggirarle, le leggi. Anche la maternità: basta non dare lavoro  alle donne che potrebbero fare figli, oppure non metterle in regola, per esempio :-((

    @Noisette: un po’ sì 🙂

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