scarpe

Mi guardano le scarpe.
No, dico, ma che c’avranno da guardare?
Io ho delle scarpe bellissime. Di solito le compro insieme a quelle delle figlie, tranne le All Star: quelle verde marcio a fiori  risalgono a prima di tutto. Fino a qualche settimana fa mettevo spesso un paio di sandali Camper rossi forkids, e loro, i ragazzotti della quinta,  se li additavano invece di stare attenti alle costanti dielettriche e ai punti di accumulazione. Infatti non c’hanno capito nulla, delle costanti dielettriche, e ben gli sta.
I piccoli, quelli di terza, delle scarpe se ne fregano invece, e si vede.
Però, le scarpe bellissime devono essere comode, che qui si corre di qui e di là tutto il giorno, e oggi c’era pure il collegio, che si fa nella scuola numero tre, ché quando le scuole s’accorpano all’improvviso ogni volta che bisogna riunirsi il grande capo chiede in giro, ma che facciamo, ci vediamo nella uno, nella due o nella tre? E poi tanto sceglie sempre la tre, io c’ho il sospetto che lì vicino c’abbia la morosa, che di lì si vede quasi il mare, e le morose al mare ci vanno volentieri.  Peccato che però la casa dove giacciono i miei nani malati, anche quando sono sani, sia più o meno a venti chilometri da lì, e quindi quando c’è il collegio e io esco da scuola all’una e mezzo –cioè sempre, che sono riusciti a farmi un orario con cinque ore di buco, anche se poi me ne hanno tolte un po’, insomma devo girovagare dall’altra parte della città, perché a tornare a casa non ce la faccio. E quando i ragazzotti mi hanno contemplato le scarpe per un’ora, invece di appassionarsi alle cose oscure, mi passa la voglia di correggere i compiti. ‘Sta cosa delle correzioni sta diventando un po’ un incubo quest’anno, la pila non si assottiglia mai, quasi quasi mi verrebbe voglia di spiegare a qualcuno che avere trenta alunni per classe non è proprio uguale uguale ad averne venti. Meglio se non ci  penso, però, tanto qualcuno non capirebbe.
Anche con le scarpe comode e col sole e il clima primaverile,  i dintorni della scuola numero tre sono un po’ una palla, diciamocelo. Bei palazzoni, balconcini tondi, e negozi di mutande a perdita d’occhio, che quasi viene da chiedersi come facevamo a comprarci le mutande prima di queste catene ultra fiche di negozi tutti uguali, venti paia a dieci eure, con i pizzi, le ciliegine, i pasticcini sbrilluccicosi stampati sopra e ora pure le zucche e i cappelli da strega. Sulle mutande.
Fatto sta che alla fine sono approdata nel cortile della scuola numero tre con un discreto anticipo, e una signora gentile mi ha subito dirottato verso un corridoio secondario, dove ho trovato un nugolo di prof svolazzanti su un piccolo forno della famiglia dei forni magici, che sfornava a ciclo continuo tonnellate di fette di porchetta arrosto.
Sono scappata.
Mi sono rifugiata su una panchina al sole, e lì mi sono rassegnata a dedicarmi alla pila famosa di fogli.
Ma lì mi hanno raggiunto la collega due e la collega tre.
Che si sono sedute sulla mia panchina senza rivolgermi una parola, di sicuro per non disturbare, hanno tirato fuori le sigarette e si sono immerse in una conversazione fitta fitta.
–    Ah, quest’anno sono proprio distrutta. C’ho la figlia a casa, mi tocca fare sempre la lavatrice. E Mbgctd se n’è andata. Pensa, devo stare cinque mesi senza donna di servizio. Ma dimmi un po’, il tuo filippino, ce l’avrà degli amici filippini, no? Passamelo, dai.
–    Ah, quest’anno qui nella scuola tre ci sto bene. Cosa saranno mai, quei cinque minuti in più di strada? Il bar qui all’angolo fa un caffè che è ‘na favola. E certe pastarelle. Invece, laggiù, fuori dalla scuola numero due, che schifo di caffè che fanno.
–    Che giorno libero hai? Sabato o lunedì? Anche se poi, alla fine, non è che sia diverso. Il lunedì poi è una sòla. I parrucchieri sono tutti chiusi.
–    Bè, puoi sempre andare a farti i capelli in un centro commerciale, quelli sono aperti anche il lunedì.
–    Ah, a proposito. L’altro giorno sono andata a Zzhhzz, e sai da chi mi sono fatta rifare le unghie? Te la ricordi G, quella che stava in quinta J due anni fa? Ecco, lei. Quando l’ho vista, j’ho detto “Eh, lo vedi che fine fanno le studentesse brave”?
–    E invece sai F, quella della quinta S? Lavora in uno studio di oreficeria, l’ho rivista l’anno scorso e me so’ fatta fa’ ‘na croce tutta piena di brillanti…
–    Ma tuo figlio, che fa?
–    Eh, sta a Miami. Sti ragazzi, è un mese che sta lì e non combina nulla. Tanto a lui che je frega? C’hanno la carta platino, c’hanno. M’ha telefonato, m’ha chiesto se ora deve andare in California o alle Maldive. E che ne so, j’ho detto. Fa’ un po’ te.

C’erano altre tre panchine, lì intorno.
Libere, porcaccia miseria.

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11 risposte a scarpe

  1. LaVostraProf ha detto:

    Poi una dice: ma com’è che c’abbiamo tutta ‘sta cattiva fama, da un po’ di tempo in qua…
    Ecchile…
    Queste se le vede la Gelmini le fa dirigenti scolastiche.

    (potevi dar loro una delle scarpe comode in testa, no? Oppure mettere una fetta di porchetta arrosto nelle loro borse)

  2. utente anonimo ha detto:

    Immagino la tua espressione a sopracciglia inarcate e sospiro frequente…

    Ondaluna

  3. lerinni ha detto:

    io voglio le mutande con la zucca! ora esco e me le compro!

  4. giulionga ha detto:

    …alla carta platino, davvero si tocca il sublime.
    Ma tu che hai fatto?

  5. benzinagricola ha detto:

    1. Costanti die… cosa?
    2. E quindi dalle vostre parti i consigli si fanno previa braciolata?
    3. Spero che i mariti delle colleghe facciano bancarotta.
    4. Mi fa male il polso destro.

  6. utente anonimo ha detto:

    Signore, dammi la forza (a te la dà già in dosi sovrumane, a quanto pare).

    Comunque ognuno ha i figli che si merita, capisco a volte la sfiga, ma le leggi di Mendel, signori, un po’ ci azzeccano.
    Mammamsterdam

  7. lilavati ha detto:

    ecco, queste sono quel genere di persone che sparirebbero come neve al sole se ci facessero fare un orario di 36 ore alla settimana a scuola (con ufficio e scrivania ecc, ovviamente). scommetto che fanno anche part time…

  8. LGO ha detto:

    @laNostraProf: eh, prof, vedrai, quando per emulare la Mary* le colleghe se ne andranno in giro a chiappe di fuori 😉 (oppure, :-((( )

    @Ondaluna: Io non inarco le sopracciglia. Io, al limite, sbuffo 🙂

    @Erì, purtroppo quelle con la zucca erano da uomo!

    @Giulia: Tu che avresti fatto? Fingendo di continuare a correggere mi son messa a fare disegnini aspettando di potermi alzare senza sembrare troppo scortese (anche se ero un po’ sul furibondo, dato che quella era la mia panchina, e non sopporto chi mi fuma addosso). E intanto ho preso appunti…

    @benzina: 1) Die…non ti preoccupare 😉   2) questa era la prima volta, ma l’organizzazione mi è sembrato tradisse una abitudine consolidata. Che poi, diciamocelo, la porchetta arrosto prima di un collegio fa malissimo. 3) Lo spero anch’io. Oppure spero che fuggano in Cina con tutte le carte platino. 4) Oh, povero, mi dispiace 😉

    @Mammam : Bè, sì, certo, la colpa è del buon Mendel, ma pure le carte di credito aiutano, eh!

    @Lilavati: hanno il giorno libero che vogliono, l’orario che vogliono (me le ricordo, mentre io cercavo di capire ‘sta cosa delle cinque ore di buco, che cinguettavano Oh cara, grazie mille per l’orario, a buon rendere! ), che lo fanno a fa’ il part time?

  9. Diamanteviola ha detto:

    E poi ci si lamenta che palano male di noi…

  10. Diamanteviola ha detto:

    Non ho un difetto di pronuncia!!! PaRlano male di noi…
    Ciao!!

  11. lanoisette ha detto:

    spero che gli prosciughino la carta platino.

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