Obtorto collo

Dunque, che nel laboratorio di fisica della mia scuola c’è un gattuccio sotto spirito l’avevo già detto.
A me stanno simpatici i pesci, simpaticissimi.
A dire il  vero, mi stanno simpatici molti esseri viventi, a parte le zanzare. Quelle mi rompono assai, però è soprattutto colpa loro, perché sarei molto più tollerante se loro si facessero gli affaracci loro, invece di punzecchiarmi rincorrendomi mentre penso che forse quando mia figlia L mi ha chiesto cos’è un love hotel le avrei dovuto dare una risposta un pochino meno superficiale.  Poi magari lei pensa che sia un tipo di albergo  strafico con la moquette rosa e fucsia dove vanno a divertirsi le winx – che non dev’essere del tutto sbagliato.
Mi stanno simpatici anche gli esseri ex-viventi, quelli  attualmente sotto spirito, anche se a dire il vero le possibilità di interazione che abbiamo sono molto limitate. Cioè insomma, il gattuccio lo guardo e lui non mi dice nulla, se ne sta tutto acciambellato nel suo vaso e finisce lì. Ecco, una volta potrei infilare la manina nel vaso per accarezzargli le  scaglie, se sapessi dove lavarmi le mani, prima. Però a scuola di sapone neanche a parlarne, e dato che dopo dieciminutidieci che sono a scuola in generale sono già bianca di gesso dalla testa ai piedi, anzi dovrei ricordarmene la mattina quando mi infilo i calzoni neri, ma la mattina è quasi ancora buio e non me ne ricordo mai, ecco non mi pare il caso di sporcare di gesso anche il gattuccio.
E allora, per farla breve, sto cercando di procurarmi qualcosa per fare un po’ di fisica senza gattucci. Quindi ultimamente frequento postacci loschi dove vendono componenti elettrici e strumentazione, dove mi guardano perplessi chiedendo se voglio coccodrilli rossi o neri  e cosa diavolo ci devo fare con un tester analogico, perché non ne compro uno digitale come tutti i cristiani? che saranno pure cavoli miei. E poi i nani con questa storia dei coccodrilli si sono divertiti pure.
Vabbè, ormai ho il materiale per fare un po’ di esercitazioni.
Poi però l’altro giorno ho letto l’ennesima dichiarazione della nostra Stella del mattino, la stella che non brilla, che premiando i docenti dell’anno (concorso che non è stato indetto dal ministero, e a cui si partecipa su base volontaria: ci andiamo io e te, uno dei due sarà ben il migliore!) ha dichiarato che
Oggi si condivide la necessita’ di rivalutazione di insegnamento e di vederlo come vocazione, come una missione”.

E mi sono girate le scatole. Uh, ma tanto.
E se ci ripenso mi escono le nuvolette di fumo dalle orecchie e anche dalle narici.
Nononono. Io la missionaria non la voglio fare.
E se volessi davvero fare la missionaria me ne andrei lontano.
Qui voglio solo fare decentemente il lavoro per cui mi pagano – poco, tra l’altro.
Però se mi prendono per il culo, e devo sopportare insulti da persone piccine picciò (e l’altezza scusate ma qui non c’entra nulla, è un’altra altezza quella di cui sto parlando, ed è ancora più piccina picciò) che mi chiamano fannullona e mi ridono dietro e devo pure sentirmi dire che quello che faccio va rivalutato e bisogna considerarlo come una missione, no, davvero, grazie tante ma della vostra rivalutazione non me ne faccio nulla, voi che non sapete cosa vuol dire leggere un libro, figuriamoci studiare, voi che non avete mai fatto un concorso onesto, voi che non sapete di cosa state parlando e vi riempite la bocca di stronzate mentre dovreste solo rubare un po’ di meno e spendere i soldi un po’ meglio. Che magari con una delle vostre lavagne interattive ci compravo due portatili e due schermi e ci lavoravamo in due al posto di uno. O tre.
Anzi, la vostra rivalutazione mi fa pure vergognare un po’.
E tutto questo ci avevo messo due giorni a digerirlo, ma poi oggi ho realizzato che per quest’anno dovrò fare a mie spese anche le fotocopie per le verifiche, e mi è tornato tutto su.
No, non è neanche per i soldi, anche se non è che io navighi nell’oro.
E’ per questa storia della vocazione e della missione, davvero. Perché io la vocazione lo so che non ce l’ho, e se avessi potuto nella vita avrei fatto altro. Ma so anche che questo non mi impedisce di essere un’insegnante migliore di molti altri.

E però anche se non dirò nulla, ho come il presentimento che queste cose verranno fuori, in classe, nel corso di quest’anno. E non sarà né merito né colpa mia.
Che insomma, se non devo far politica a scuola, almeno la carta per le fotocopie me la potreste dare.

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7 risposte a Obtorto collo

  1. utente anonimo ha detto:

    una chiusa magistrale.
    se vai al “docente dell’anno”, dimmi il numero del televoto e non ti mancherà il sostegno.
    (poveri noi)
    MAQ

  2. RobertoilGrigio ha detto:

    ieri avevo trovato un bellissimo drago sputafuoco e volevo mandartelo, ma splinder dava i numeri. Così ti mando l’indirizzo della foto di LGO inca**ata.

  3. Milady-de-Winter ha detto:

    Volevo scrivere un commento divertente, ma c’è talmente poco da ridere in tutto ciò…Comunque anch’io ho sempre una infarinatura globale di gesso molto chic, a scuola.

  4. LaVostraProf ha detto:

    Poco da ridere, sì.
    E, come sempre, la solita domanda: perché non facciamo niente per protestare?

  5. lilavati ha detto:

    tutte parole sante!

  6. Diamanteviola ha detto:

    Se volevo fare la missionaria me ne andavo in Africa!
    Alla Gelmini qualcunolaggiù al ministero dovrebbe ricordare che i programmi del ’55 non sono più in vigore da un po’…

  7. LGO ha detto:

    @MAQ: tu ci scherzi, ma quando ci toccherà davvero avrai pietà di noi…

    @grigio: bellissimo :-)) rende benissimo l’idea!

    @Milady: Chicchissimo il nero maculato…

    @laNostraProf: COSA? Una bella letterina ai genitori? Una spilletta “Gelmins no grazie”? No, non voglio scherzare. Cosa, però?

    @Lucia: Ma a parte lo sfogo, giro anche a te la domanda della Prof: si può fare qualcosa?
    Veramente, la domanda è per tutti…

    @Viola: l’Africa è sempre lì, magari un giorno o l’altro uno può sempre decidere di mollare tutto…

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